“Gallarate diventerà un’isola della cultura e dello spettacolo”
Intervista ad Adriano Gallina, direttore organizzativo della Fondazione culturale
Adriano Gallina è un nome noto al mondo della cultura varesina. Ha una lunga esperienza teatrale legata anche al mondo dei bambini. Da cinque anni ha la direzione artistica del Teatro Verdi di Milano e dall’anno scorso insegna presso l’Università Cattolica. Un operatore culturale a tutto tondo che è conosciuto da molti ambienti istituzionali e non.
È per questo che e’ stato scelto in qualità di direttore organizzativo della fondazione culturale di Gallarate?
«Immagino di sì. Dapprima sono stato chiamato in qualità di operatore professionista e di insegnante di economia e management dello spettacolo dal vivo a far parte del comitato tecnico-scientifico della fondazione. Alcune mie proposte in ambito organizzativo hanno incontrato il favore del Presidente Lainati e, successivamente, dello stesso Sindaco Mucci. A quel punto mi è stata proposta formalmente la direzione organizzativa».
C’era proprio bisogno di questo ruolo visto che gia’ esiste un direttore artistico?
«La complessità del progetto della fondazione impone in questa fase, a mio parere, un intreccio trasversale di competenze che il direttore artistico non poteva essere in grado di coprire interamente. D’Auria ha una professionalità alta nella lirica in qualità di interprete e conosce bene "il palco". La mia esperienza, invece, è maturata "dietro le quinte", sul versante dell’organizzazione».
La fondazione culturale, nata sotto i migliori auspici sembra già scricchiolare sotto le polemiche. Come mai?
«Non sono molto stupito, perché un progetto come quello della Fondazione si trova puntati addosso gli occhi dell’intera società civile, carica di preoccupazioni e di aspettative più o meno realistiche, più o meno fondate e credibili. Semmai sono un po’ irritato. Da quando è stata annunciata la mia nomina, il mio nome in diverse occasioni è rimbalzato sulle pagine dei giornali in termini di velata o esplicita contrapposizione al direttore artistico. Occorre quindi che lo ribadisca: il mio ruolo in fondazione è di natura tecnica e professionale e non può essere interpretato come mina sotto la sedia di D’Auria. Sino ad oggi la relazione con il direttore artistico è stata improntata alla massima armonia».
Quali sono le priorita’ su cui si deve muovere la fondazione?
«La risposta deve necessariamente essere articolata. Lo ripeto, la priorità è la progettazione di un sistema stabile, partecipato, condiviso, comunicabile e riconoscibile. La fondazione nasce in un territorio straordinariamente ricco di associazioni ed istituzioni culturali anche di notevolissima importanza: penso in primo luogo al Teatro delle Arti, ovviamente, e all’ormai quarantennale lavoro di livello nazionale espresso da Don Alberto Dell’Orto, ma anche a numerose altre realtà di alto profilo. Di fronte ad un tessuto di questa portata la Fondazione deve avere in primissimo luogo due funzioni: da un lato la creazione di un sistema di coordinamento organizzativo e di calendarizzazione delle iniziative autonomamente proposte ed elaborate dalla realtà culturale gallaratese; dall’altro, e più significativamente, porsi come organismo di promozione di queste attività, conferire loro la massima visibilità e valorizzazione possibile.
In secondo luogo: il quadro in prospettiva vede il completamento dei lavori di ben due teatri, che vanno ad aggiungersi ai due già esistenti ed attivi. Il rischio dell’overbooking è ovviamente e visibilmente molto forte, anche di fronte ad un bacino di utenza stimato in 250.000 abitanti. Diviene allora necessario rendersi consapevoli della notevole differenziazione e stratificazione del pubblico in una pluralità di pubblici potenziali, in parte sovrapposti ma in parte estremamente distanti per quanto riguarda le opzioni di consumo culturale, i gusti, gli interessi, le richieste di opportunità per il tempo libero, le disponibilità economiche, la propensione alla mobilità, ecc.
In terzo luogo la necessità di un rapido posizionamento relazionale ed istituzionale della fondazione nel quadro delle realtà culturali della regione lombardia: il divenire interlocutore autorevole di un sistema – penso per esempio al sistema dello spettacolo – e delle sue dinamiche, per creare reti di collaborazione e meccanismi di reciprocità e di inserimento all’interno di circuiti distributivi e di programmazione. A questo lavoro, già iniziato e molto ben avviato, va affiancata in tempi altrettanto se non più rapidi la definizione di momenti di cooperazione istituzionale, con la Regione, con i Comuni del territorio, con le scuole, ecc.
Infine, ma è forse in realtà l’urgenza più pressante, occorre sviluppare – su basi realmente fondate nelle prospettive di attività – una campagna di immagine e comunicazione che renda esplicito e chiaro il progetto d’orizzonte, in grado di attrarre in sistemi di partnership il difficilissimo ma sempre più necessario mondo dell’impresa e della finanza, delle fondazioni bancarie, del mecenatismo privato».
Il nostro territorio esprime grandi "solisti", ma e’ poco capace di fare gruppo. Non crede che la fondazione potrebbe risentire di questa attitudine?
«Spero che le premesse partecipative che ho illustrato in precedenza possano sventare questo pericolo».
Ci sono dei rischi perchè la fondazione si muova pensando solo a un target elevato o potrà avere un carattere popolare?
«La Fondazione dovrà coniugare l’esigenza di un orientamento "alto" dell’attività con l’opportunità della varietà dei repertori. Inevitabilmente e giustamente, cioè, la politica culturale della fondazione dovrà aprirsi potenzialmente a 360°. Da questa sacrosanta istanza pluralistica all’appiattimento sul gusto dominante ovviamente ne corre. L’idea è, in realtà, quella di un’attività ricca e di buon livello in grado di incontrare i gusti di tutti i pubblici».
Quali sono i suoi sogni rispetto al suo nuovo lavoro?
«Ho avuto già occasione di intervenire su Varesenews su due temi, che mi stanno davvero enormemente a cuore: da un lato l’attenzione continua, costante, quasi esclusiva all’infanzia e ai suoi diritti, a quell’età nella quale tutto ti si apre di fronte come universo delle possibilità e rispetto alla quale il mondo adulto – pensato dagli adulti, costruito dagli adulti e per gli adulti – è carico di profonde responsabilità educative, civili, formative. Il mio piccolo sogno – molto piccolo – è immaginare che la fondazione possa essere lo strumento operativo per un nuovo modo di concepire l’universo bambino, per aprire le porte di case nelle quali sempre più spesso i nostri piccoli concittadini consumano pomeriggi solitari. Che la fondazione sia strumento per una città dedicata ai suoi futuri abitanti, ricca di momenti di svago, socializzazione, divertimento e arricchimento. Una città dei bambini e delle famiglie.
Il secondo sogno riguarda invece il cosiddetto "Rinascimento lombardo": ecco, indipendentemente dalla propaganda, credo davvero che il progetto in costruzione a Gallarate possa (e sottolineo "possa") aspirare, in prospettiva, alla costruzione di un piccolo modello di "città ideale" rinascimentale, un’"isola della cultura e dello spettacolo". Un sogno ad occhi aperti? Forse, ma – citando Ernst Bloch e la sua idea di "utopia concreta" – il sogno ad occhi aperti, unito al progetto e all’operatività a scadenza, è una prospettiva d’orizzonte che aiuta a riconoscere anche i piccoli passi come fondamentali tappe di avvicinamento».
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
Fabrizio Tamborini su Più verde e meno cemento contro il calore: il nuovo PGT prepara Varese alle sfide del clima
principe.rosso su Fontana al Corriere torna a parlare della necessità di un cambio di passo nella Lega
principe.rosso su Sicurezza a Gallarate, Dall’Igna replica ai gruppi di Vannacci: “La campagna elettorale è già iniziata”
Felice su Il governo sospende Schengen, a Malpensa scattano i controlli sui voli dalla Spagna
principe.rosso su Il governo sospende Schengen, a Malpensa scattano i controlli sui voli dalla Spagna
Felice su Il vero pericolo non è il bosco. È chi lo abbandona






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.