I mille segreti di un organo

Alla "Fabbrica d’organi Mascioni", in Valcuvia, un’intera giornata di open day che ha conquistato numerosissimi visitatori. Un lembo di made in Italy che ha conquistato il mondo

Sbirciare dietro le quinte dell’arte organaria, per scoprire un artigianato antico che si tramanda di padre in figlio. Il tutto grazie alla passione e la professionalità di un tempo, maturata in un prodotto di punta squisitamente made in Italy : è questa l’opportunità che si è vissuta all’open day della Mascioni, per la seconda volta aperta al pubblico per un’esperienza unica.

Nell’intera giornata di domenica scorsa una serie di visite guidate ha dato ai visitatori la possibilità di conoscere sul campo le attività della Mascioni, legate alla costruzione, revisione e restauro di organi.

Il percorso si è aperto con una galleria di antichi progetti di organi, che rievocano la storia della ditta, fondata nel 1829 a Comacchio da Giacomo Mascioni, per poi passare nel cuore dell’azienda, l’ufficio progettazione, dove da 176 anni prendono vita organi richiesti a livello nazionale e internazionale; dal 2003 un organo della Mascioni suona addirittura nella cattedrale di Tokyo, fu proprio in questa occasione che la ditta decise di aprire ai visitatori, permettendo loro di vedere l’opera in costruzione. Solo da qualche anno i progettisti usano il computer per aiutarsi nella fase più delicata del lavoro, che richiede competenza e precisione assoluta (un organo può avere anche 3.000 canne, disposte su diversi somieri, grandi casse piene d’aria collegate al mantice dell’organo) e si svolge in simbiosi con i responsabili del progetto fonico e dell’Accademia di Belle Arti, che impone vincoli estetici sulle opere. Nell’ufficio non mancano modellini in scala degli organi da progettare, a volte realizzati all’interno di architetture fittizie per immaginarne il posizionamento nel contesto della chiesa.

Il ‘clou’ della visita si è rivelato nel salone principale, dove si trova esposto il monumentale organo in costruzione per il Duomo di Cosenza, la cui consegna è prevista per il mese di settembre di quest’anno (la genesi di un organo è di circa otto mesi): è alto oltre 11 metri e la canna più voluminosa, lunga cinque metri e mezzo, pesa circa 80 chili; all’opera mancano ancora alcune canne interne, la verniciatura delle parti in legno in base alle direttive dell’Accademia, la pellicola protettiva sulle canne esterne per proteggerle dall’ossidazione. Il progetto fonico è di Luigi Celeghin, docente al Conservatorio di Roma, e di Federico Vallini, docente al Conservatorio di Cosenza.

A manifestare l’impegno e la cura artigianale di ciascuno dei 25 dipendenti della Mascioni sono soprattutto i laboratori di costruzione delle opere, dove ancora oggi moltissime fasi del lavoro sono eseguite a mano o con l’aiuto di utensili artigianali, sorpassati a livello tecnologico ma necessari per i lavori di precisione richiesti da questo artigianato; in più ragioni etiche vietano l’uso di strumenti avanzati per gli organi antichi in fase di restauro, sui quali gli operai lavorano ancora con la colla a caldo, di origine animale. Tra gli organi nei laboratori in attesa di essere rimessi ‘a nuovo’ ci sono oggi l’organo Tronci della Parrocchiale di s. Clemente di Pelago (Firenze), il settecentesco organo della Chiesa di s. Martino a Pagiano.

Sono apparentemente piccoli dettagli a fare la differenza in un’opera d’arte come un organo, che deve la propria voce a modifiche nell’ordine di millimetri: per questo i dipendenti si sono soffermati anche su particolari della lavorazione e sui ‘trucchi’ del mestiere, sottolineando la manualità di gran parte della realizzazione. Dalla costruzione delle canne in piombo e stagno, ricavate da un’unica lastra di metallo fuso e steso a raffreddare, fino alla realizzazione delle parti in legno. Persino la foratura dei somieri per inserirvi le canne fino a cinque/sei anni fa era realizzata completamente a mano, prima di essere meccanizzata con l’introduzione del computer.

Ha coronato la visita il reparto intonazione, dove accordatori esperti accordano le canne ad una ad una, cogliendo ad orecchio le più sottili sfumature tra le note, per dare vita ad un’armonia musicale perfetta, che si eleverà nella navata della chiesa per secoli.

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Pubblicato il 07 Giugno 2005
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