Immigrati: non emergenza ma risorsa per l’economia
Intervista a Marino Bergamaschi, direttore dell'associazione Artigiani
Lo spunto è il recente fatto di cronaca che è costato la vita ad un ragazzo di Besano per mano di un cittadino extracomunitario: passata l’ondata emotiva, quella istintiva e, purtroppo, anche quella che ha strumentalizzato questo dramma, è ora giusto chiedersi se siamo di fronte a un’emergenza di ordine pubblico determinata dagli immigrati ed extracomunitari.
Le riflessioni sono aperte e tutti siamo tenuti a non fermarci alla superficie e a cercare delle risposte legittime e concrete a un problema che non può essere ancora una volta accantonato. Specialmente dopo le reazioni anomali e anormali che abbiamo sentito e letto nei giorni scorsi anche sui media nazionali.
Direttore Bergamaschi, davvero Varese è una città xenofoba e razzista?
Nella nostra città non ci sono xenofobi e razzisti più che in altre ma chi vuol far passare per provata e assodata la relazione “stranieri uguali criminali” altro non fa che minare alla base la possibilità di una convivenza civile e pacifica.
Esiste nella nostra provincia e nella nostra regione un’esigenza di ordine, controllo e legalità forse più emergente che altrove: basti ricordare che la Lombardia è una delle regioni con maggiore elevata presenza di residenti stranieri, oltre il 5% sul totale.
Questi cittadini extracomunitari possono e devono essere prima di tutto una risorsa per la nostra società, non una spina nel fianco che dobbiamo a tutti i costi eliminare…
Una risorsa e non una spina nel fianco: sembra però prevalere un sentimento di difesa e arroccamento.
Viviamo in un mondo carente di fiducia, di solidarietà e di condivisione. E anche di coscienza della nostra identità, di senso di appartenenza alla nostra cultura e alla nostra storia. Solo partendo da questa coscienza possiamo accettare e accogliere il diverso arricchendoci a vicenda. Anche il nostro Paese e il nostro territorio possono diventare luogo di incontro di questa diversità, come un’”agorà” dove tutte le culture e le esperienze possono incontrarsi e confrontarsi superando i limiti senza cancellare le diverse identità.
Purtroppo però il mondo politico non sta facendo molto per promuovere questa cultura di integrazione delle diversità ed è ormai improrogabile una profonda autoresponsabilizzazione da parte di tutti.
Definire un tessuto culturale, economico, sociale e politico che determini le regole dell’incontro tra le diverse appartenenze è una sfida che non si può più rimandare. Ma per fare questo occorre che vi sia consapevolezza della propria identità per poter dire con chiarezza e determinazione agli immigrati: ecco la cultura – e la legalità – nella quale siete invitati ad integrarvi e che dovete accettare.
Proposte in merito?
Da anni ormai l’Italia registra una crescita del Pil lenta. Tra il 1999 e il 2004 la nostra economia è cresciuta solo del 1,4% l’anno, mentre l’andamento demografico conta ormai solo sull’immigrazione per frenare l’invecchiamento della popolazione e la riduzione dell’età attiva.
I cittadini immigrati – oltre 26mila nella nostra provincia per il 75% in età lavorativa – sono un’iniezione ricostituente per l’economia del territorio. Producono reddito, pagano i contributi, contribuiscono alle finanze statali e consumano.
Per cogliere appieno queste potenzialità bisogna saper gestire l’immigrazione, favorendo quella più qualificata e controllando i flussi con politiche non miopi e incerte, ma con competenza, innovazione e creatività.
Cominciando dal problema del controllo del territorio…
Certo, il controllo del territorio deve essere potenziato e razionalizzato. Come? Innanzitutto togliendo alle questure la gestione dei permessi di soggiorno. Nelle questure la situazione è drammatica, il personale è insufficiente e per rinnovare i permessi viene sottratto al suo vero compito: il controllo del territorio. La Funzione della Polizia non è ospitare, ma controllare e contrastare con decisione l’immigrazione irregolare attraverso la piena applicazione della Bossi-Fini. E per contenere i flussi è indispensabile rafforzare il sistema di controllo delle frontiere europee, esterne e interne.
E allora chi dovrebbe occuparsi dei permessi di soggiorno?
La gestione dei permessi di soggiorno deve passare agli enti locali. Lo ha prospettato recentemente anche il Ministro dell’Interno Pisanu. Gli enti locali hanno una distribuzione più articolata sul territorio rispetto all’organizzazione delle forze dell’ordine. Questo agevolerebbe la gestione e il rilascio della documentazione.
Inoltre è più razionale che gli immigrati che vengono nel nostro Paese per inserirsi nel mondo del lavoro abbiano contatto con gli enti preposti ad accoglierli piuttosto che con le forze dell’ordine.
E le risorse?
Certo occorre trovare le risorse per questo passaggio di competenze. Ma intanto quelle che si liberano e che sono a disposizione delle forze dell’ordine possono essere utilizzate per razionalizzare i controlli e l’ordine pubblico, per contrastare l’ingresso di clandestini, il lavoro nero e la criminalità.
Inoltre per reperirne ulteriori mi sembra giusto che le risorse per assicurare l’ordine negli stadi non provengano dalla Polizia bensì dalle società di calcio, come avviene già in Inghilterra.
Torniamo al problema della legalità e del lavoro nero.
Occorre una diversa concezione di welfare, di società e di accoglienza. E una politica dell’immigrazione correlata a quella dell’integrazione. Gli immigrati clandestini infatti finiscono inevitabilmente sul mercato nero se non in giri malavitosi. Bisogna avere il coraggio di prendere iniziative che tolgano spazio all’illegalità e favoriscano l’immigrazione regolare. Un esempio su tutti: tanti extracomunitari, specialmente donne, trovano occupazione come badanti nelle famiglie per assistere gli anziani e i bambini: per portarle nella legalità è necessario abbattere i contributi, anche fino al 100%. Oppure agevolare chi le assume con significative deduzioni del costo della badante.
Una delle scelte degli extracomunitari per inserirsi nel mondo del lavoro è diventare imprenditori…
E’ cresciuta e cresce con continuità nella nostra provincia il numero delle persone di nazionalità extracomunitaria che operano come imprenditori: dal 2000 al 2004 sono aumentate di oltre il 73%. Oggi le imprese artigiane iscritte all’Albo camerale sono quasi 23 mila. Di queste il 2,4%, ovvero 550 imprese circa, hanno titolari o soci extracomunitari. Edilizia, attività manifatturiere e commercio sono i principali settori in cui si sono inseriti.
Cosa fa l’Associazione Artigiani per aiutare queste imprese a reggere nel mercato locale?
Innazitutto le sosteniamo nei processi, spesso per loro non facili, di start up d’impresa, nell’assistenza e nella consulenza. Ma vogliamo fare di più, proprio perché crediamo che rappresentino una risorsa per il nostro territorio.
Queste le nostre proposte: stanziare al più presto nell’ambito della Camera di Commercio dei fondi appositi, accessibili tramite bando, per favorire il loro ingresso nel nostro sistema economico; favorire, inoltre, il microcredito alle imprese gestite da extracomunitari attraverso la garanzia dei consorzi fidi, per assicurare il loro inserimento nella più trasparente legalità.
E infine vogliamo lanciare un’idea che coinvolga tutte le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali: dar vita insieme a una piattaforma coordinata di governace, un forum per consolidare e garantire la legalità, in grado di governare i processi di formazione, già nei paesi di origine, di controllo degli ingressi e di sicurezza del territorio. Un programma da sottoporre alle istituzioni per gestire al meglio i flussi degli immigrati in provincia di Varese. La sfida è aperta.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
UnoAcaso su Nel giorno dell'Unità d'Italia, Varese chiede la medaglia d'oro
Felice su Come si capisce una guerra, giorno dopo giorno
Roby60 su Stefano Angei: "Non basta dire che va tutto bene, Varese ha problemi veri"
Bruno Paolillo su Come cambia la viabilità tra Biumo e viale Belforte a Varese
Bustocco-71 su Come si capisce una guerra, giorno dopo giorno
Felice su Come si capisce una guerra, giorno dopo giorno






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.