La chiesa Ambrosiana si ritrova allo stadio

50mila persone al Meazza per la Veglia di preghiera dei cresimati: l'intera curva nord occupata dai varesini, per un incontro spettacolare e coinvolgente

50mila persone al Meazza non sono uno scherzo, nemmeno per una buona partita di campionato. Ma ieri, 2 giugno 2005, a riempire lo stadio di S.Siro erano tutti i ragazzi della diocesi appena cresimati, i loro genitori, i padrini e il loro educatori.
I 50mila erano riuniti in un incontro che è ormai diventato tradizione nella chiesa ambrosiana per confermare in un evento simbolo ciò che tocca ai ragazzi dopo il sacramento della Confermazione: essere "chiesa viva" insieme al resto della comunità, una grande popolo e non una serie di individualità.

Una chiesa che vuole ricordare – malgrado i suoi 2000 anni – la sua freschezza e gioventù, con un incontro fatto a misura di ragazzi, con modalità più da villaggio Valtur che da paludata cerimonia solenne. Mille volontari "assoldati" per delle coreografie da cerimonia di apertura delle olimpiadi, almeno centoventi di loro dislocati a fare da "animatori" per aiutare i partecipanti nelle coreografie che coinvolgevano tutto il pubblico. Non c’era scampo, in quella grande kermesse della chiesa milanese: bisognava esserci, partecipare, essere protagonisti tutti insieme in una esperienza fatta apposta per restare nei cuori di migliaia di ragazzi di prima media.

E anche Varese l’ha fatto, occupando un’intera curva – la nord – e colorandola di fucsia, il colore assegnato alla nostra provincia. Partecipando alle animazioni della veglia di preghiera e aiutati dai cartoncini bianchi e gialli distribuiti all’ingresso dello stadio che hanno aiutato a seguire la celebrazione ma anche come strumenti di animazione. La veglia di preghiera è stato il termine e il culmine di un percorso diocesano durato tutto l’anno della cresima: una strada che quest’anno assomigliava molto a quella percorsa dai discepoli di Emmaus e che ha avuto al centro il tema dell’Eucaristia. "Alta Via" era il titolo dei Centogiorni Cresimandi, rappresentativa di un cammino non certo facile, come non facile è salire un sentiero di montagna.

Grande protagonista della cerimonia è stato anche il cardinale Dionigi Tettamanzi, che nel suo ancora giovane mandato di Arcivescovo di Milano si è già confermato come amatissimo, e a suo agio anche di fronte alle chiassose espressioni d’affetto dei giovani, mutuate spesso dai cori calcistici. A loro – o meglio ai rappresentanti dei cresimati al centro della celebrazione – il cardinale Tettamanzi ha consegnato una "e" conclusa da una croce, simbolo dell’eucaristia, della condizione di discepoli di emmaus e della croce. La consegna materiale del distintivo a tutti i cresimandi della diocesi sarà poi vissuta all’interno di una celebrazione di "mandato" nelle singole parrocchie.

Il discorso del Cardinale ai Giovani

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Pubblicato il 03 Giugno 2005
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