Addio a Floriano Bodini
Il grande maestro si è spento questa mattina dopo una lunga malattia

Dopo una lunga malattia questa mattina si è spento Floriano Bodini, maestro della scultura italiana. Da molti anni viveva a Milano ma, come lui stesso ci disse in una intervista, non si era mai sentito milanese. Tornava sempre nella sua Azzio, vicino a Gemonio, dove fin da bambino custodiva ricordi, persone care e rifugio dove amava lavorare.
Fino alla fine aveva lavorato con passione alla mostra Realismo Esistenziale 1954-1964, che avrebbe dovuto inaugurare proprio oggi nel Museo a lui dedicato.
Conosciuto come lo scultore dei Papi, Bodini dedicò tutta la sua vita alla scultura con un attenzione particolare alla rappresentazione Sacra. Il suo grande Papa Paolo VI accoglie i pellegrini in cima al Sacro Monte. La sua plasticità è inconfondibile ed il museo a lui dedicato, proprio a Gemonio, conserva alcune delle sue più belle opere e disegni, nonché una pregevole collezione d’arte del novecento.
Vi riproponiamo l’intervista che aveva rilasciato a Varesenews nel 2001
Quando a due anni si trasferì a Milano, Floriano Bodini probabilmente non immaginava che la "sua" Gemonio gli avrebbe dedicato molti anni dopo uno spazio espositivo che raccogliesse un buon numero delle sue opere, un museo che diventasse fiore all’occhiello del paesino sulle prealpi varesine. Aperto al pubblico il 27 maggio scorso conserva la collezione che lo scultore ha donato al Comune di Gemonio. Autore di fama internazionale, nasce artisticamente nelle aule della Accademia di Brera intorno agli anni ’50, studiando con lo scultore Francesco Messina ed aderisce al movimento artistico del realismo esistenziale.
Floriano Bodini in quale contesto è nato il realismo esistenziale e quale era la poetica di quel gruppo di artisti?
Il realismo esistenziale è nato nei primi anni ’50 tra un gruppo di allievi della Accademia di Brera che studiava nell’aula di Aldo Carpi. A quel gruppo di pittori (Guerreschi, Bianchieri, Vaglieri, Romagnoni e Ceretti) ci unimmo io e Ferroni che studiavamo invece con Francesco Messina. Li incontravamo durante le lezioni di anatomia che erano comuni per pittori e scultori. Questo gruppo divenne, credo, uno dei momenti più precisi e più forti del dopoguerra italiano, anche perché ad un realismo socialista ha contrapposto un realismo più interiore, più esistenziale, appunto, come successivamente venne chiamato.
Autore di molte opere di carattere religioso (molto famose le serie di papi) ma anche di carattere civile, come vive il rapporto appunto tra impegno civile e religiosità?
Penso che in Italia l’impegno civile sia legato anche alla religiosità. Io non ho mai diviso questi due aspetti: ho fatto sempre con la stessa serietà sia ritratti di Papi che di persone comuni. Rappresentare due realtà molto diverse come può essere quella di un Papa e quella di mio padre per esempio, affettivamente a me più vicina, è affrontata, dal punto di vista figurativo, con lo stesso impegno. Ho attraversato periodi in cui ho scolpito solo Papi ed altri in cui invece mi sono trovato a rappresentare altri soggetti. L’opera di un artista deve sempre essere vista nella sua complessità.
Lei ha lavorato il legno, il bronzo, il marmo e molti altri materiali, con quale criterio sceglie di cosa deve essere fatta una statua?
Io penso che qualsiasi materia, parlo di quelle tradizionali, vadano studiate tutte poiché per fare una scultura in marmo bisogna sapere cosa è il marmo, per fare una scultura in bronzo bisogna conoscere il bonzo e le sue caratteristiche. Nel momento in cui un artista studia e conosce a fondo i materiali può capire meglio quale sia adatto ad una certa situazione. È infatti molto importante adattare ad un certo ambiente ed a una certa situazione il materiale adatto, la statua altrimenti può diventare troppo pesante e addirittura dare fastidio.
Varese la ricorda soprattutto per la statua di Paolo VI al Sacro Monte, come nacque quell’opera?
Il lavoro è legato a quello che è il Sacro Monte, un luogo di riflessione e di preghiera. Quando Don Macchi mi chiese di fare la scultura del Papa tra l’ultima cappella e il Santuario, cercai insieme a lui il luogo e la situazione più adatti dove collocarla e lo trovammo nella piazzetta. Cercavamo un luogo raccolto che non fosse troppo monumentale e decidemmo, infatti di non porre la statua al centro ma vicino alla scala per darle maggiore intimità. Decisi di usare il bronzo perché ho creduto che né il marmo, né altri materiali fossero adatti. Ho cercato di adattarmi alla realtà del Sacro Monte facendo un’opera comprensibile a tutti e che fosse vicino ad una narrazione (come sono tutte le Cappelle del percorso). La statua è ricca di simboli: Paolo VI con una mano ammonisce e con l’altra accoglie, il grande manto che scende fino a terra ricorda il sudario, le pecore sono un po’ smarrite ed una madre protegge il suo agnellino, la tazza rovesciata ricorda la fame nel mondo, il teschio rimanda alla morte che nelle meditazioni di questo Papa ricorre spesso, infine il mazzo di fiori è un omaggio di un fedele verso questo grande personaggio.
Vive ormai a Milano da moltissimi anni ma quali i legami affettivi e culturali lo legano ancora al varesotto?
Sono arrivato a Milano piccolissimo insieme alla mia famiglia ed a questa città devo moltissimo. Per me è stata grande maestra soprattutto in campo culturale ed ho goduto della ricchezza che Milano mi ha dato, ma non mi sento e non mi sono mai sentito milanese. Oggi desidero sempre di più tornare nei luoghi dove sono nato, per godere anche di una vita più tranquilla, la città è diventata invivibile con dei ritmi che io non sopporto. Risulta poi difficile trovare nelle accademie e nelle scuole d’arte quel clima e quella tradizione che vivevo quando ero io uno studente.
Quali opere sono conservate nel Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio?
Le opere esposte nel museo sono di differente datazione, ho scelto opere legate alla mia storia e alla mia famiglia. Non voglio che lo spazio espositivo sia legato ad una persona sola e mi piacerebbe che diventasse uno spazio aperto agli artisti ed un momento culturale importante per tutti i cittadini. Questa esperienza va vista come la storia di un uomo che mostra come è vissuto, cosa ha realizzato, quali sono stati i suoi pensieri e i suoi amori.
Quali sono i progetti futuri?
Dopo il monumento a Stradivari che la città di Cremona mi ha commissionato, ritorno a temi legati alla religiosità. Realizzerò la Porta Santa di San Giovanni Laterano e la cappella per l’Eucarestia nella chiesa di Padre Pio di San Giovanni Rotondo progettata da Renzo Piano. Ho inventato una cosa particolare: una specie di obelisco in pietra scura e argento con due ante con storie del Nuovo e Antico Testamento. Quando le due ante si aprono l’obelisco di trasforma in una croce. Questo tipo di architettura era molto in uso nel Medio Evo soprattutto in Germania. Abbiamo qualche esempio anche in Italia, ma sono pochi, per esempio un tabernacolo realizzato su disegni di Michelangelo.
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