Bestie di satana: «Al funerale di Andrea ridevano»
Drammatiche deposizioni di un'amica di Bontade e di una ex fidanzata di Andrea Volpe al processo al gruppo di satanisti
Si è tenuta oggi la terza udienza del processo alle Bestie di satana di fronte alla Corte d’Assise di Busto Arsizio, presieduta dal giudice Anna Azzena. A sfilare davanti al giudice oggi sono stati 17 testimoni, che hanno risposto alle domande dell’ex procuratore Antonio Pizzi («è un processo sereno ed equilibrato, confido che accerteremo la verità» ha poi commentato il procuratore, ora a Monza) per l’accusa e a quelle dei legali degli imputati. La deposizione che ha suscitato più orrore è stata quella del medico legale Massimo Cristina, che effettuò l’autopsia sui poveri resti di Mariangela Pezzotta. Mariangela poteva essere salvata: è questa la verità che emerge dalla relazione del medico. Sarebbe rimasta tetraplegica, perchè il colpo di fucile sparato da Andrea Volpe le aveva trapassato lingua e trachea conficcandosi in una vertebra cervicale, ma tecnicamente, se rianimata, Mariangela avrebbe potuto sopravvivere. Invece agonizzò per quasi un’ora prima che Nicola Sapone la finisse con tre colpi di badile, il secondo dei quali, fatale, le spaccò il cranio. Secondo l’avvocato Francesca Cramis, legale di Elisabetta Ballarin (oltre che di Nicola Sapone), la ragazza credette che Mariangela fosse ormai morta, anche perchè Volpe avrebbe stretto intorno alla testa della sventurata un sacchetto di plastica ed un asciugamano. Inoltre, data la tendenza del Volpe a reagire violentemente, non sarebbe stato facile per la ragazza opporsi: questa la linea difensiva. Anche il padre della Ballarin, Alberto, a latere del processo ha dichiarato che «in questa storia il satanismo non c’entra, è solo delinquenza comune; e quando pubblicherò la mia verità bisognerà ricredersi su come sono stati dipinti alcuni personaggi di questa vicenda».
Tra le prime deposizioni ascoltate in mattinata anche quella di Simona Ferrà, compagna di classe di Andrea Bontade, uno dei ragazzi che secondo l’accusa sarebbe stato indotto al suicidio dalla banda di satanisti, schiantatosi con la sua automobile la notte del 21 settembre 1998. La ragazza ha affermato che il giorno del funerale dell’amico c’erano anche Andrea Volpe, Nicola Sapone, Mario Maccione e Paolo Leoni che ridacchiavano come niente fosse. Con loro anche una ragazza non identificata (non era nè Chiara Marino, nè Mariangela Pezzotta, nè tantomeno l’allora quattordicenne Elisabetta Ballarin, ndr), che invece era l’unica a piangere.
Tornando al delitto Pezzotta, sono stati ascoltati anche il titolare e il custode della Sts, una ditta di Somma Lombardo sita vicino al luogo dove si è consumato l’omicidio Pezzotta. Il Volpe subito dopo l’assassinio della ragazza, avrebbe chiesto aiuto al custode della ditta. Il giovane, secondo la deposizione, avrebbe raccontato all’uomo di avere avuto un incidente in macchina con la propria ragazza. Fuori di sé, Volpe era sconvolto al punto da danneggiare l’automobile del custode, nella quale si era introdotto, prima di esser accompagnato in caserma dai Carabinieri.
Verso la fine dell’udienza sono stati ascoltati altri testi, in maggioranza conoscenti ed ex compagni di scuola di mebri della banda e delle loro vittime; impressionante anche la testimonianza del maresciallo Abbruscato, che compì la perquisizione della casa di Paolo "Ozzy" Leoni, trovandovi un arsenale di armi da taglio di varia foggia, cinque teschi di diverso materiale e moltissimi simboli satanici – pentacoli, croci rovesciate e l’immancabile numero della Bestia, 666. Proprio "Ozzy" è stato insultato all’uscita del tribunale dalla madre di Chiara Marino, che lo ha ripetutamente apostrofato «bastardo», urlandogli di impiccarsi con le sue stesse mani.
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