«L’Islam radicale mi ha tolto il mio compagno»
Mary P., bustocca doc, da trent'anni vive in Gran Bretagna; a Varesenews racconta Londra, Leeds e l'Islam delle comunità immigrate
Mary ha avuto dell’Islam radicale una amara esperienza personale; infatti tra il 1998 e il 2002 ebbe una relazione con un uomo franco-algerino, Jamal. «Per i primi due anni tutto andò bene, lui era molto moderato in tutto, rispettoso, integrato. Poi, dal 2000, iniziò a frequentare la moschea di Baker Street sempre più spesso, ascoltando sermoni integralisti, e gradualmente divenne un altro. Ora voleva che non mangiassi più maiale, che non bevessi più alcolici, che restassi in casa… Ho visto donne inglesi, più deboli di me, finire velate, completamente plagiate dai mariti musulmani. Come cattolica e come persona indipendente, però, non potevo piegarmi: così l’ho lasciato».
Dopo questa vicenda personale, Mary è rientrata in Italia per qualche tempo, ed ora ha preso casa dove già vive sua figlia, a Leeds, la città resa improvvisamente famosa dalle "bombe umane" del 7 luglio, che da lì provenivano.
«Sono arrivata a Londra molto giovane, a metà degli anni Settanta, senza neppure sapere la lingua» racconta Mary. «Dopo due giorni ho cercato lavoro, e mi hanno subito presa come commessa da Harrod’s, anche se parlavo solo un po’ di francese». Da lì quella della intraprendente ragazza venuta da Busto Arsizio è stata una carriera non facile, ma alla fine ricca di soddisfazioni, fino al raggiungimento di posizioni dirigenziali. «L’Inghilterra è un Paese che offre una possibilità a tutti». Nella società londinese Mary ha trovato un clima fair, cioè onesto, verso tutti, indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione, dal colore della pelle. Eppure qualcuno ha rigettato quel modello sociale e ha colpito con ferocia e follia, uccidendosi per assassinare una cinquantina di pendolari, persone insostituibili per familiari ed amici ma che la macchina produttiva del business avrà presto rimpiazzato.
In Inghilterra i musulmani sono una parte assai significativa della popolazione e anche abbastanza integrata. «Ma in verità il mondo dell’Islam in Inghilterra, come altrove, è permeabile alle idee degli estremisti» afferma Mary. I terroristi fanno leva sugli elementi deboli e in crisi della società, li individuano, li reclutano, li sfruttano senza pietà fino all’estremo sacrificio in nome dell’odio e del potere, usando la religione come scusa. «Un esempio è stato raccontato da un giornale inglese, quello di un ragazzo che, in crisi depressiva per la morte del padre, era stato avvicinato e indottrinato da dei fanatici islamisti. Oggi quel giovane dice: sono fortunato, sono sfuggito loro perchè ho ricordato papà che mi ripeteva: un buon musulmano non deve uccidere». I musulmani moderati, dunque, esistono.
Da un lato la società britannica cerca di includere tutti sotto la bandiera delle eguali opportunità, dall’altra i predicatori del terrore che con i loro sermoni reclutano tra i soggetti più deboli. Ma ora il vento sta cambiando. «Gli inglesi si sono stancati di attendere: da ora in poi se la parte moderata dell’Islam vorrà davvero combattere il terrorismo non dovrà più solo lamentarsi a parole. Il terrorismo islamista è un problema mondiale, ed ora l’intero Islam, a Londra, a Leeds e ovunque, è ad un bivio».
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