Lotta tra vivi e morti per il proprio pezzo di mondo
Il nuovo film di Romero sulla saga degli Zombie specchio perfetto del nostro tempo
La terra dei morti viventi, quarto capitolo della saga degli zombie, è una perfetta metafora del tempo che stiamo vivendo, di questo inizio duemila ricco di paure nei confronti dei diversi, del vivere egoista nei propri confini, indifferenti al male che colpisce gli altri nel resto del mondo. Un semplice film dell’orrore capace, come gli altri tre capitoli (realizzati tra il ’69 e l’85), di rispecchiare il tempo in cui sono stati realizzati: i personaggi, i luoghi, la storia, e soprattutto le paure più recondite di un (mal)essere comune a tutti.
Il regista è sempre lui, George A. Romero che da anni stava cercando di realizzare il film e che dopo l’11 settembre 2001 ha aggiornato la sceneggiatura.
In questo quarto capitolo, gli zombie sono in tutto il mondo e l’uomo è riuscito a ritagliarsi una fetta di felicità su un’isola, protetto da ponti e cavi elettrici. Ma non ha fatto i conti che gli zombie che, esattamente come l’essere umano (in fondo anche loro “discendono” dall’uomo), sono in grado di evolversi per conquistare il proprio diritto alla sopravvivenza. E così iniziano a pensare, a organizzarsi in gruppi, a comunicare, a reagire contro quell’animale che li stermina come bestie, che li usa per divertirsi e divertire. Lo zombie vuole vendicarsi.
Romero non sceglie un punto di vista particolare, ma non ci sono buoni o cattivi come nelle favole. In tutti i film della saga il limite tra mostri e umani, per il regista è molto labile e alquanto invisibile. Se ci si limitasse all’aspetto fisico, la risposta sarebbe semplice, ma cosa provoca in un qualsiasi essere la necessità di avere un proprio posto dove andare?
Finalmente la carrellata di horror estivi che sembra invadere i cinema, si arricchisce di una chicca in vecchio stile, capace di riflettere ottimamente il tempo in cui viene realizzata l’opera. Ottimo anche il cast con Dennis Hopper sempre inquietante per la sua naturalezza, e una nostrana Asia Argento che, nonostante la pessima voce, fa la sua bella figura.
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