Rete55: è battaglia legale tra Nidoli e Squizzato
«Volevano determinare uno stato di crisi delle due emittenti per poi rilevarle a condizioni inferiori». La società Alpina srl già proprietaria dell’emittente televisiva chiederà i danni
Tra il gruppo Squizzato e il gruppo Nidoli è ormai battaglia legale. Dopo l’annuncio fatto in questi giorni dal commendator Augusto di non voler rinunciare all’emittente televisiva di Gornate Olona, è arrivata anche la risposta degli avvocati della società Alpina srl, società della famiglia Squizzato e già proprietaria di Rete55: entro questa settimana procederanno nei confronti della società A.c.c. Italia srl, appartenente al gruppo Nidoli. «Dopo tre settimane di analisi e studio della situazione economico -finanaziaria del gruppo televisivo – scrive l’avvocato Stefano Bruno – riferita al primo semestre 2005, la società Alpina Srl ha dato mandato ai propri legali, Bruno e Saccapani, di procedere contro la società del gruppo Nidoli, al fine di ottenere ogni riparazione degli ingenti danni provocati dallo stesso gruppo alle emittenti del gruppo Squizzato oltre che alla stessa Alpina srl».
Ciò che i legali di Squizzato contestano a Nidoli è che dopo essere arrivati alla fine di un’estenuante trattativa per l’acquisizione delle emittenti « il 22 aprile scorso la Acc. Srl si è rifiutata di sottoscrivere l’atto di cessione, peraltro già predisposto dal notaio scelto proprio dagli acquirenti, intendendo condizionare l’operazione ad un “congelamento patrimoniale” dell’altra emittente, “La6”. La qual cosa mai era stata prima d’allora discussa. A dimostrazione di ciò esistono ben 6 lettere del commercialista del gruppo Nidoli tutte successive al 22 aprile, che attestano il chiaro obiettivo».
La mancata crescita o il congelamento patrimoniale della rete "La6" avrebbe dunque messo in crisi l’entrata in Canton Ticino della emittente varesina e conseguentemente il progetto legato al digitale terrestre. Quindi il 22 aprile, secondo quanto scrive l’avvocato Bruno, le parti erano pronte per concludere davanti al notaio, ma la stipula del contratto sarebbe stata rinviata «mediante la richiesta di adempimenti formali del tutto secondari, tra l’altro garantiti da una fideiussione di un milione e seicentomila euro rilasciata dalla Banca di Roma. Gli acquirenti hanno da ultimo avanzato la pretesa di paralizzare lo sviluppo aziendale di "La6" mostrando così chiaramente di avere l’obiettivo di condurre le due emittenti ad una». Questo stop, secondo la ricostruzione dei legali di Squizzato, avrebbe reso ancora tutto più difficile perché di mezzo c’erano anche i termini entro i quali effettuare la sperimentazione del digitale terrestre, che le avrebbe esposte al rischio di vedersi revocare le concessioni governative.
La conclusione degli avvocati dell’Alpina srl è piuttosto dura e ipotizza la strategia di Nidoli. «Alla luce degli ultimi, del tutto ingiustificati, comportamenti, non pare azzardato configurare che questi fossero i programmi, effettivamente e fin dall’inizio, perseguiti dai Nidoli: determinare uno stato di crisi delle due aziende per poterle poi rilevare entrambe a condizioni inferiori, rispetto agli impegni inizialmente – ed almeno con atteggiamento apparente – indicati».
«Questo comportamento degli acquirenti non certo del tutto aderente all’obbligo di rispettare le regole della buona fede nella fase delle trattative, ha causato alle due emittenti e ad alpina srl quel grave danno che i legali incaricati dal gruppo Squizzato chiederanno venga riconosciuto in sede giudiziale».
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