Sgombero alla moschea, «è un accanimento»

Parla la comunità islamica. Samir Baroudi: "Un sindaco dovrebbe trovare soluzioni, non alimentare i problemi"

Moschea di Gallarate, nuovo capitolo. Questa mattina, 11 luglio, il sindaco Nicola Mucci ha firmato il provvedimento di sgombero per la comunità islamica che si reca in preghiera in via Peschiera 9, nel rione di Cedrate. Siamo al terzo provvedimento in questo senso, dopo le ordinanze del novembre 2002 e del giugno 2003 che contestavano l’illegittimità igienico-sanitaria ed edilizio-urbanistica della particolare utilizzazione dell’edificio, la cui destinazione d’uso originaria è di laboratorio artigianale, ma che dalla comunità islamica viene di fatto utilizzato quale luogo di riunione frequentata da un elevato numero di persone.

Le prime reazioni della comunità islamica sono ferme e decise: «Resteremo in via Peschiera fino a quando non si trova una soluzione – ha detto il portavoce della comunità islamica gallaratese Hamid Khartaoui -. Mi sembra che non ci sia la volontà politica di trovare un’alternativa, anzi vedo un accanimento fuori luogo nei nostri confronti: se ci mandano via, andremo a pregare nel capannone di via Varese nel rione di Cajello, che abbiamo comprato lo scorso marzo (per il quale, non avendo il Comune concesso il cambio di destinazione d’uso, restando problemi simili a quelli dello stabile di Cedrate). Rimane l’amarezza per una situazione strana: il sindaco di Gallarate fa il contrario di quello che sta facendo il Governo italiano, al posto del dialogo cerca lo scontro. Vedremo se organizzare una preghiera collettiva sotto il Comune, per sapere da Mucci perchè ha preso una simile decisione nei nostri confronti e per vedere se si comporta così anche con le altre religioni».

«Sono senza parole – dice il portavoce della comunità islamica varesina, Samir Baroudi -, questa decisione è spinta dagli eventi che hanno sconvolto Londra. Noi abbiamo condannato quegli atti atroci da subito, prendendo le distanze da chi ha ucciso innocenti, tra i quali anche alcuni fratelli musulmani. Un sindaco dovrebbe trovare soluzioni, non alimentare le situazioni di difficoltà di cittadini che lavorano. Se ci sono problemi, l’amministrazione deve lavorare per trovare una soluzione valida per chi partecipa alla vita e all’economia della città. Mi pare che si usi la comunità islamica come carta politica per guadagnare voti a colpi di atti discriminanti. Le soluzioni ci sono, l’amministrazione lo sa. Lo stabile di via Varese è stato regolarmente comprato, in attesa che sia messo in regola la comunità gallaratese accetterebbe qualsiasi soluzione per poter pregare in pace».

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Pubblicato il 11 Luglio 2005
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