Yo Yo Mundi: 17 anni di impegno ambientalista
Intervista al leader del gruppo ospite di "Estate in Villa"
Paolo Enrico Archetti Maestri (foto), voce e chitarra di Yo Yo Mundi, ci risponde da Alessandria, in una pausa di riposo nello studio di registrazione. «Sono alla Casa Bollente e anche questo nome non è un caso…» e con Yo Yo Mundi nulla è lasciato al caso anche se può sembrare. Scopriamo che ad Aqui Terme esiste una sorgente termale bollente che ha dato il nome a questo studio che tutto il gruppo condivide. «Siamo una repubblica socialista più che una band e tutto è di tutti, compresa questa casa da dove ti parlo». Una storia che parte del Piemonte diciassette anni fa e che sabato arriva a Malnate per “Estate in Villa”. Yo yo Mundi, oltre a Paolo è una “repubblica” abitata anche da Andrea Cavalieri (basso elettrico e acustico, contrabbasso, voce), Eugenio Merico (batteria), Fabio Martino (fisarmonica, tastiere, programmazioni), Fabrizio Barale (chitarre elettriche e acustiche, percussioni). Paolo risponde anche alla domanda più odiosa che si possa proporre:
perché il nome Yo Yo Mundi ?
«A dire il vero è il nome che ha scelto noi e non il contrario. Serviva un nome che esplicitasse la nostra elasticità. Qualcosa che facesse riferimento alla nostra cultura italica e che al contempo fosse pronunciabile allo stesso modo in tutto il mondo. Yo Yo Mundi in cinese significa qualcosa tipo “il bambino che pascolava le nuvole”: meglio di così».
Una carriera che parte lontano e passa per microfoni, palchi teatrali e colonne sonore: l’etichetta di “cantati” non vi sta stretta?
«Non abbiamo mai pensato al mestiere del musicista. I tempi cambiano velocemente e noi con loro. Non vogliamo limitarci al “fare musica da palco” e quindi è ovvio spaziare in ambiti diversi. L’idea del “classico gruppo” che deve fare il disco, poi la tournè, e poi ancora disco e tournè ci fa accapponare la pelle. Inoltre le etichette ci stanno strette e nonostante il boom di gruppi “schierati” negli anni ’90 non abbiamo mai cavalcato “tigri” per comodità o per fare cassa».
A che pubblico vi rivolgete?
«Il discorso del rifiutare l’etichetta pare sia una caratteristica anche di chi viene alle nostre serate: vedo giovani e adulti ascoltarci con la stessa attenzione. Ovvio poi che il nostro messaggio “social/animalista” colpisca chi è recettivo a queste tematiche ma non è raro trovare persone che “ad occhio” stanno “dell’altra parte”».
«In provincia di Varese abbiamo già suonato e abbiamo un ottimo ricordo di quelle esperienze. Ad “Estate in Villa” porteremo “La Banda Tom e altre Storie Partigiane” che è ben più che un semplice disco. Saranno con noi sul palco anche giovani varesini che ci permetteranno di rivivere storie e racconti vissuti del periodo della Resistenza. Tutto torna, noi per la seconda volte a Malnate e ancora il nostro messaggio che si perpetra: bisogna ricordare per non commettere più errori».
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