Cinque anni di festival da…corteggiare

Ha preso il via la sesta edizione del Festival di Narrazione della Montagna.

Si può corteggiare un festival?

È stato fatto.

Niente serenate o rose rosse, ma pensieri, memorie, immagini e parole di chi da questa esperienza è stato conquistato.

Ne è nato un libro che sarà presentato ad Arzo, alle soglie della sesta edizione del Festival di narrazione della Montagna : una finestra sui primi cinque anni di festival.
Una finestra da
spalancare: per leggere, sfogliare, guardare e riguardare, completare con disegni, schizzi, pensieri, emozioni, storie e …nuovi racconti di qui e d’altrove.


Un libro da gustare come il Festival, con piccoli e grandi incontri, storie minute e storie per riflettere…

Con allegato un CD nel quale si sono fissati alcuni “spicchi” di ascolto della Corte dei miracoli, che evoca e accenna appena ai vissuti di qui e d’altrove, di ieri e di oggi, raccontati nelle cinque edizioni del Festival dagli ospiti di questa corte.

L’archivio audio del Festival di narrazione, in collaborazione con Rete 2, ha scelto e sonorizzato alcuni brani o passaggi di ascolto significativi per il carattere del Festival e della Corte dei miracoli.

 Chantal Ambrosini e Sheila Stanga sono le illustratrici del volume che vede il coordinamento audio di Annamaria Lupi, del tecnico audio Rete2 Angelo Sanvido e la regia di Claudio Laiso

Il Festival della Montagna nasce dall’iniziativa di due associazioni (Associazione Cultura Popolare e Giullari di Gulliver) attive sul territorio ticinese e di frontiera che collaborano fin dal 1998.

Un racconto iniziato in comune per interpretare in modo molto particolare alcuni capitoli della loro storia. Una storia permeata da vicende vissute assieme e che hanno come scenografia la società civile con le sue bellezze, le sue brutture e le sue contraddizioni.

Sono nate quindi iniziative attraversate da un entusiasmo viscerale e contagioso che, unito al pragmatismo di oltre venticinque anni di esperienze sul piano politico e sociale, hanno dato risultati sorprendentemente efficaci.

Il Festival di narrazione è una di queste proposte. Persone che regolarmente si trovano per dar forma, anno dopo anno, a questa meravigliosa esperienza. Persone di diversa estrazione sociale che sono in grado e vogliono portare il loro contributo per intrecciare una relazione che forma una rete composta da maglie interdipendenti che non possono esistere l’una senza l’altra. Un’iniziativa culturale con risvolti sociali notevoli, non basati sull’ottenimento di proventi monetari, ma incentrati sulla creazione di momenti di scambio, di riflessione intorno ai fatti che accadono nel mondo e che determinano in modo decisivo la nostra vita.

I grandi “sponsor” di questa iniziativa sono quindi i volontari (più di ottanta persone) che con la loro presenza permettono l’allestimento logistico del Festival ma soprattutto creano quella magica atmosfera che ha saputo e saprà contagiare il pubblico. Un incontro vissuto intensamente permeato da valori che sono insiti negli scopi delle due associazioni: il rispetto, la libertà di partecipare (e non per forza “consumare”), la solidarietà, la capacità di ascolto e la capacità di confronto.

La convinzione degli organizzatori di proporre attività culturali decentralizzate e alternative rispetto ai canali cittadini attraverso i quali passano la maggior parte delle proposte, e questo malgrado i numerosi problemi logistici e finanziari che ciò implica, ha saputo contagiare gli abitanti della regione della Montagna.

Essi si sono infatti lasciati trascinare nell’esperienza, coscienti del fatto di quanto sia importante uscire dalle proprie abitazioni, per riversarsi nelle vie e riscoprire il piacere di incontrarsi nelle corti e nelle piazzette ad ascoltare “racconti di qui e d’altrove”.

Le storie sentite ad Arzo sono incontri inconsueti, ricchi e profondi che sanno trasmettere i valori di culture provenienti da diverse parti del mondo.

I racconti della Corte dei Miracoli, vere e proprie apparizioni di emozioni vissute in prima persona, hanno come spettatore un narratore libanese che in seguito, nello stesso luogo, racconterà le vicissitudini e i sentimenti della sua famiglia devastata dalla guerra. Bambini e genitori si siedono assieme per assistere al racconto proposto dal palco della piazza. Organizzatori, spettatori e artisti si ritrovano negli spazi del Festival per continuare a raccontarsi, attingendo alle emozioni e alla memoria che altre storie, di qui e d’altrove, hanno messo in moto.  

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Pubblicato il 27 Agosto 2005
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