“In Italia un permesso premio non si nega a nessuno”
L'amaro sfogo sul "caso Priebke" dell'Associazione Italia-Israele
Riceviamo e pubblichiamo
Abbiamo atteso sino ad oggi per esprimere il
nostro punto di vista sul caso Priebke, condannato all’ergastolo per la strage
delle fosse Ardeatine e ospitato da un connazionale per trascorre qualche giorno di vacanza in quel di Besozzo.
Lo abbiamo fatto perché fino all’ultimo abbiamo
avuto la speranza che nella nostra Italia prevalesse il senso della Giustizia e
che, almeno per questa volta, chi si era
macchiato di un reato infame scontasse fino in fondo il proprio debito verso
l’umanità, senza godere di benefici e di agevolazioni.
E da questo punto di vista bene ha fatto il
Presidente della Provincia di Varese, Marco Reguzzoni, a stigmatizzare come un atto di ingiustizia
quanto accaduto.
Ora non sappiamo se il ritorno “all’ergastolo dei
suoi arresti domiciliari a Roma” avvenuto la scorsa settimana sia stato deciso
dallo stesso Priebke o da chi altri, ma l’unico amaro commento che ci sentiamo di fare, in merito a questa storia
di un’estate varesina, è che purtroppo in Italia una agevolazione o un permesso premio non si nega a nessun
condannato, intanto i morti non possono più parlare o protestare.
Speriamo soltanto che i vivi non dimentichino questi eccidi, ma anche che non dimentichino
di condannare l’insistente e ricorrente
antisemitismo che ha prodotto e continua a produrre eccidi che colpiscono
cittadini innocenti anche nei territorio di Israele, e che sono perpetrati dai nuovi nazisti di
questo secolo: i terroristi islamici.
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