Risparmio energetico in edilizia, un passo importante

Un decreto del Ministero delle Infrastrutture impone interventi di risparmio energetico e a favore delle fonti rinnovabili nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni

I Comuni dovranno introdurre nei regolamenti edilizi locali disposizioni che incentivino economicamente la progettazione e la costruzione di edifici ad alta efficienza energetica. Lo impone un decreto emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti lo scorso 27 luglio e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 agosto, n.178. Si tratta di un provvedimento importante e salutato con favore dal movimento ambientalista, da anni impegnato nel campo dell’architettura biocompatibile, che già da tempo prevede soluzioni orientate al risparmio energetico e all’impiego di fonti energetiche rinnovabili. Grave è tuttavia il ritardo con il quale il governo italiano si è mosso: infatti il decreto è stato emanato in attuazione della legge 10/1991 (dunque dopo quattordici anni!) e recependo la direttiva europea 2002/91/Ce sul rendimento energetico in edilizia. La necessità del provvedimento è motivata con il fatto che l’edilizia residenziale è una grande consumatrice di energia, specialmente con il recente diffondersi degli impianti di climatizzazione.

Nel decreto si definiscono  i criteri tecnico-costruttivi e le tipologie per l’edilizia pubblica e privata, anche per quanto attiene ad un settore di crescente importanza come quello delle ristrutturazioni. All’art. 2 si fa preciso obbligo ai Comuni di attenersi a quanto disposto nel decreto in materia di risparmio energetico e uso di fonti alternative. Nel redigere o rivedere gli strumenti urbanistici locali, i Comuni con oltre 50.000 abitanti saranno tenuti ad individuare le fonti rinnovabili di energia esistenti e quelle ipotizzabili, e a pianificarne il massimo utilizzo possibile. Essi inoltre dovranno adeguare i propri PRG per favorire l’utilizzo del solare termico (riscaldamento da pannelli solari) e la schermatura degli edifici dall’insolazione estiva tramite vetrate particolari o strutture ad elevata inerzia termica – vale a dire che rilasciano o assorbono calore molto lentamente.  Le aree e i volumi edificati interessati da chiusure opache verticali ed orizzontali per quest’ultimo fine dovranno poter essere scorporate dal calcolo complessivo. Nei regolamenti edilizi locali dovranno altresì essere introdotte norme tali da incentivare la costruzione di edifici energeticamente efficienti. Il decreto impone anche l’impiego di dispositivi ad alta efficienza energetica e la lotta alla dispersione termica, due fattori che i progettisti dovranno dimostrare di aver tenuto nel debito conto in una apposita relazione tecnica.

In sostanza, se queste norme vedranno effettiva applicazione e saranno estese – con i dovuti controlli – a tutto l’ambito dell’edilizia, si potrà assistere ad una vera rivoluzione in edilizia, suscettibile, nel tempo, di importanti riflessi anche sulle necessità energetiche complessive dell’Italia, oggi molto elevate anche a causa di sprechi, inefficienze e ritardi decennali. Va anche detto, tuttavia, che qualche risvolto negativo si potrebbe avere, specialmente sul versante dei prezzi. Negli ultimi anni i costi immobiliari sono saliti alle stelle, e non è irragionevole pensare che edifici costruiti con tecniche innovative possano comportare costi ancora più elevati, almeno fino a quando queste pratiche non diventeranno patrimonio comune dell’edilizia; per questo sarà importante verificarne la rapida ed integrale applicazione in ogni contesto.

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Pubblicato il 05 Agosto 2005
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