11 settembre, Busto Arsizio non dimentica

Sobria commemorazione presso il cippo a ricordo delle vittime dell'attacco terroristico

Una cerimonia sobria e composta, sotto un cielo bigio, triste e piovoso, ha visto Busto Arsizio commemorare l’atroce strage dell’11 settembre 2001, le quasi 3000 vittime provocate dai clamorosi attentati suicidi delle Torri Gemelle a New York e del Pentagono a Washington, oltre a quelle del quarto aereo dirottato dai terroristi islamici e schiantatosi in Pennsylvania. La cerimonia si è tenuta alla rotonda tra via per Fagnano e via XI Settembre, nel quartiere Sant’Anna, dove è stata posta una lapide a ricordo della tragedia.

Per l’amministrazione erano presenti il Sindaco Rosa, il suo vice Gallazzi e vari funzionari comunali; vi erano inoltre, a presentare le bandiere in segno di rispetto per le vittime, varie associazioni combattentistiche e di reduci. Non vi sono stati altisonanti discorsi ufficiali, che la mestizia del momento avrebbe reso fuori luogo. Dopo l’inno americano, suonato (con varie "stecche", ndr) alle 14,48, ora italiana corrispondente al primo schianto degli aerei dirottati a New York, e il "silenzio" in memoria delle vittime, ha preso la parola il parroco del quartiere di Sant’Anna, don Giancarlo Greco, per un sermone sul valore del perdono e della misericordia, con la lettura di un opportuno passo del Vangelo secondo Matteo. "Gesù disse a Pietro che bisogna perdonare chi ci fa del male non sette volte, ma settanta volte sette; e gli fece l’esempio di quel servo cui il padrone aveva condonato un enorme debito, poichè era stato implorato di non venderlo schiavo con la famiglia. Il servo, però, non ricambiò la clemenza ricevuta con un altro schiavo, che a sua volta gli doveva qualcosa, e lo fece gettare in carcere per debiti. Allora il padrone, infuriato, gettò il suo servo agli aguzzini: e così farà Dio a chi non perdonerà di cuore". Per don Giancarlo il nemico d’oggi si chiama nichilismo, e va combattuto con l’educazione, con la predispozione a cogliere la speranza, il bene ed il bello in un mondo che anche commentatori usualmente acuti, rosi dal pessimismo, dipingono oggi a tinte fosche. "La falsificazione della storia e della realtà che avanza strisciante è un fenomeno orrendo, di matrice satanica. A questo porta il terrore, a questo la violenza: che non si guarda più in faccia al proprio fratello, neppure ai più deboli e bisognosi. Oggi dobbiamo contrastare due tendenze: quella che familiarizza col terrore, ideologizzando il nichilismo, e quella che sprofonda nel pessimismo negando all’uomo la sua centralità di essere pensante, e pertanto morale e capace di cogliere il divino nell’ordine delle cose, anche in tempi bui".

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Pubblicato il 11 Settembre 2005
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