New Orleans, agonia di una città
Si parla di migliaia di morti nella città ancora semisommersa dalle acque e pattugliata dai militari; la ricostruzione sarà lunga e costosa
C’era una volta, fino a qualche giorno fa, una città affascinante e contraddittoria, dove il francese si mescolava all’inglese, il nero al bianco, il jazz al blues, il grande fiume al mare. New Orleans non c’è più: non come l’hanno conosciuta e amata i suoi abitanti e i milioni di turisti e di amanti della buona musica che la affollavano ogni anno. Il passaggio dell’uragano Katrina ha messo in ginocchio l’intera Louisiana e la costa dell’Alabama, ma i danni peggiori li ha subiti proprio New Orleans a causa del cedimento dei fragili argini del Mississippi. La città, posta sotto il livello delle acque circostanti – il fiume, il lago Pontchartrain e i numerosi bayou del delta, è stata travolta dalle acque, sotto le quali si nasconderebbero, secondo stime fin troppo realistiche, migliaia di cadaveri di persone che non hanno potuto abbandonare in tempo la città. Ora, negli USA, è polemica contro l’amministrazione Bush, che non si sarebbe mostrata pronta a reagire a questa catastrofe annunciata per tempo dai meteorologi. E mentre i terroristi di al-Zarkawi (o chi per loro) festeggiano ignobilmente sul web, l’America chiede aiuto, anzichè, come sempre, offrirlo anche a chi non lo vuole assolutamente. Lo chiede per la prima volta all’ONU, quel gigante di cartapesta di cui si è servito negli ultimi anni, ignorandolo quando le sue posizioni non le facevano comodo, e a quell’Unione Europea cui ha spesso e volentieri messo i bastoni tra le ruote, bollandola come "Vecchia Europa". Non solo l’Italia aiuterà, e generosamente, gli USA: perfino l’Afghanistan (!) invierà 100.000 dollari in segno di amicizia e solidarietà.
Le notizie di oggi non si discostano da quelle, terribili nella loro incertezza, dei giorni scorsi: ma più di tutto sgomenta il fulmineo tracollo dell’ordine pubblico, un ordine evidentemente retto dai fucili della polizia e non da un senso di comunità: a dimostrarlo, il sacco della città compiuto da orde di disperati che non avevano potuto allontanarsene. Per il ministro della Sicurezza nazionale Chertoff si vedranno presto "scene orribili", non appena si potrà drenare la città dalle acque che la sommergono: emergeranno i cadaveri, a migliaia si teme. Per il segretario alla difesa Rumsfeld "anni" saranno necessari per completare la ricostruzione di questa città a rischio, le cui dighe non furono rinforzate a tempo nonostante le pressanti richieste in tal senso da parte dell’amministrazione locale. La 82a divisione paracadutisti, un reparto dalla storia gloriosa, è giunta oggi nella città allagata, insieme ad altri 7000 militari richiamati in buona parte dall’altro grande pantano, quello iracheno, che occupa di questi tempi il governo del Paese più (im)potente del mondo.
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