«Non c’è futuro senza perdono». Pace tra Varese e gli stranieri
Una manifestazione culturale per riavvicinare le comunità di immigrati e la città. Quadri, maschere e musica dall'Africa

«Perdonare non significa essere altruisti, e il modo migliore di agire nel proprio interesse: tutto ciò che rende gli altri meno umani rende meno umani anche noi». Questa affermazione è del vescovo premio Nobel per la pace Desmond Tutu e fa parte del concetto di nuovo umanesimo africano, sintetizzato dalla parola "Ubuntu".
Una persona che ha ubuntu è aperta e disponibile verso gli altri, riconosce agli altri la dignità e perciò si sente sminuita quando gli altri vengono sminuiti e umiliati. Su questo concetto è nata la commissione verità e riconciliazione, voluta fortemente da Nelson Mandela, che ha condotto la transizione di potere in Sudafrica rimarginando le profonde ferite causate dall’apartheid.
Il concetto di Ubuntu è alla base dell’avvenimento multiculturale che verrà inaugurato giovedì 8 settembre alle ore 19 nel locale "Le Bogôlan" (via Milazzo 8 a Casbeno ), punto di ritrovo di molte comunità di immigrati. Varese ha bisogno di riconciliarsi? «La recente tragedia di Besano – spiega Thierry Dieng, responsabile de Le Bogolan e presidente dell’Anolf – ha riportato alla ribalta nazionale la città di Varese, purtroppo, sotto una luce xenofoba e razzista. Le comunità straniere della provincia sono invece convinte che questa non sia la realtà e quindi vorrebbero contribuire a cancellare quelle immagini e soprattutto iniziare ad assumere la loro responsabilità nelle creazione di percorsi d’integrazione per arricchire la nuova società italiana con il contributo della nostra provincia del patrimonio culturale di cui sono portatori».
(sopra: Thierry Dieng)
La manifestazione durerà tre giorni dal 9 all’11 settembre e si terrà a Casbeno. Tra le iniziative sono previste: una mostra di maschere dell’Africa nera (collezione di Ornella Pasini e Lugi Banfi), un’esposizione di quadri del pittore Mbaye Diop, il concerto del maestro di kora (arpa africana) Soriba Kouyate, colui che ha liberato la kora dalla sua prigione (Ray Lema). Kouyate è infatti uno dei maggiori suonatori della piccola arpa africana, vanta collaborazioni con Peter Gabriel, Youssou N’ Dour, Hugh Masekela, Dizzy Gillespie, Salif Keita. Nel 2000 ha chiuso la ACT World Jazz Night al Festival di Montreux con grande successo. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con "Bingo Bongo", rivista delle comunità straniere residenti a Varese e i missionari comboniani.
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