Parte da Gallarate la lunga marcia di Mastella
Il leader dell'Udeur avvia la sua campagna in vista delle primarie del 16 ottobre in una città in cui il partito è dato in crescita
A presentare l’ospite sono stati il segretario provinciale dell’Udeur Giuseppe Moroni e Giuseppe Romani, ma non mancavano vari altri volti più o meno noti della politica vecchia e nuova, di livello tanto locale quanto nazionale. "Forse non avevo torto a chiedere più garanzie all’Unione" ha iniziato tra il serio e il faceto Mastella, "mi hanno detto che i no global hanno occupato la sede dell’Unione a Roma chiedendo le stesse cose…" Scherzi a parte, la polemica con la sinistra è subito evidente: Mastella, politico di lungo corso che come pochi altri ha fatto delle relazioni personali il fulcro della propria influenza, vuole il centro del ring politico tutto per sè. "Vogliamo mandare a casa Berlusconi, ma non vogliamo poi trovarci governati da un’armata Brancaleone. Senza di noi, infatti, il centro dove sarebbe? Resterebbero solo quelli che al referendum sulla fecondazione assistita sono andati a votare" (sarebbe curioso sentire cosa ne pensano nella Margherita, ndr). "Questa per le primarie non è solo la mia, ma deve essere sentita come la vostra candidatura" ha detto Mastella, "per un ritorno ad una democrazia vera e sentita. In troppi pensare che il voto sia un esercizio retorico, e che i politici facciano solo i propri interessi: questo pensiero è una mala pianta da estirpare". In tempi di sfiducia e paura, Mastella propone di incardinarsi su valori percepiti a rischio, come la famiglia ("che è quella naturale formata dall’uomo e dalla donna, e non quella dei gay, per quanto anch’essi siano figli di Dio"), l’attenzione agli anziani e ai disabili, l’integrazione degli immigrati ("che devono però rispettare le nostre leggi ed usanze, e far studiare i figli nelle nostre scuole, come quelli dei nostri emigrati in America hanno studiato nelle scuole americane").
E proprio sui valori si accende la battaglia politica con la sinistra, in particolare con Bertinotti, di cui Mastella rigetta con forza l’idea di tassa patrimoniale. Mastella si dice quasi certo di una vittoria dell’Unione, "anche perchè il centrodestra ne ha fatte tante e tali…. Noi dell’Udeur-Popolari dobbiamo esserci per evitare sbilanciamenti a sinistra e per far sì che l’Italia sia amministrata con saggezza, anche perchè Prodi mi sembra soffrire della sindrome di Stoccolma nei confronti dei suoi "sequestratori" della sinistra". Qualche mal di pancia, dunque, nell’Unione c’è: e se deve venir fuori, questo è il momento, prima, non dopo le elezioni. Mastella si dice certo che l’Udeur, partito eminentemente meridionale, stia costruendosi un suo spazio anche in Lombardia, completandosi come partito di respiro finalmente nazionale ("abbiamo qui a Gallarate tanti amici vecchi e nuovi che si stanno riunendo, anche in vista delle comunali del 2006" avverte, e chi ha orecchie intenda). "La Lega Nord, invece, diventerà sempre più piccola e localistica" profetizza polemico. Due commenti interessanti sono giunti infine sul tema della qualità delle amministrazioni di sinistra ("fosse solo per come governano localmente, dovrebbero prendere l’80%; piuttosto, fanno bene a chiedersi perchè risultano antipatici a tanti") e, infine sull’assoluzione di Berlusconi: a una precisa domanda in materia, se cioè l’assoluzione sia giunta in seguito a leggi costruite su misura, persino il prudentissimo Mastella ha dovuto concedere con un sospiro: "Purtroppo è così".
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