Quando il vino a Varese era “baricentrico”
A colloquio con Giuseppe Bottinelli, ultima generazione della principale famiglia di vinai in città
Una volta vino e Circoli cooperativi varesini “agivano” in coppia: uno non viveva senza gli altri ed entrambi rappresentavano una realtà molto più importante di oggi. Per ripercorrere un po’ di questa storia, e per legarla alla realtà dell’oggi, abbiamo interpellato
«Una volta il vino era assolutamente baricentrico – conferma Bottinelli – Fino a poco tempo ogni circolo aveva il vezzo di comprare uve – perché di produzione non ce n’era più a sufficienza – e vinificarle, ed esisteva anche la figura “impossibile” del cantiniere varesino che pigiava l’uva portata da fuori: molto spesso – anche se non sempre – il vino che ne risultava era almeno più che dignitoso. A volte invece il risultato era tremendo e capitava che venissero da noi per chiederci di “aggiustarli”… la cosa importante però era il rito, spesso legato alla festa del circolo, che hanno cercato di mantenere a lungo, ed è stato spessissimo anche patrimonio dei privati, che volentieri facevano o imbottigliavano il vino. Ora è diverso: certo, ho visto in poco tempo nascere tre vinerie, ma è una moda…»
A ripercorrere la storia del vino varesino, sembra che questo abbia un’importanza che adesso non ci si sogna nemmeno più…
«Su questo argomento esiste un bel libro, “Quando a Varese c’era il vino” di
I tempi della nascita dei circoli cooperativi e delle mescite di vino si possono ancora replicare?
«E difficile, perché ora è cambiato tutto: in quegli anni il vino era alimento per eccellenza insieme al pane, il consumo era molto diverso ora sono cambiati i presupposti. I consumi sono diventati molto diversi: agli inizi del novecento il consumo di vino pro capite in Italia all’anno era di
Vino e aggregazione: una versione moderna può essere quella che viene presentata alla Castellanza venerdì, durante la festa del centenario: una degustazione, il moderno modo di fruire il vino, in un circolo-bar ancora esistente…
«Si può dire così, anche se La Castellanza non ha più il carattere tradizionale del circolo. Di certo, un locale come quello conserva un valore di allora: lo spirito aggregativo come valore sociale»
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