Caccia e influenza aviaria: tra realtà e psicosi
Incontro pubblico per chiarire il ruolo della caccia nell'influenza aviaria. La federazione delle doppiette stanca di essere criminalizzata
Sono stanchi di essere additati come "gli untori". «Già due anni fa, in occasione della peste suina – ricorda Luigi Roi, presidente provinciale della federazione italiana della Caccia – fummo vittime di una guerra denigratoria inaudita. Oggi la situazione si ripresenta ma noi non vogliamo più essere capro espiatorio di ogni psicosi collettiva».
L’influenza aviaria sta mettendo a dura prova i nervi dei cacciatori: il pericolo sembra arrivare dal cielo, dalle migliaia di uccelli migratori che "prendono fiato" nel nostro paese. Da più parti si levano richieste di sospendere la caccia e di mettere a riposo le doppiette: «Se solo si dimostrasse scientificamente che i cacciatori sono l’anello di congiunzione tra gli uccelli malati e la paventata pandemia noi ci ritireremmo in buon ordine. Non siamo criminali!! Fino ad oggi, però, nonostante i controlli a tappeto che stanno avvenendo sul Delta del Po, il posto d’elezione per la sosta nelle rotte migratorie, non ci sono stati campanelli d’allarme. Siamo disposti a prendere tutte le precauzioni possibili, ma siamo stanchi di essere criminalizzati».
Per far luce sulla questione, la Federcaccia ha organizzato un incontro, invitando esperti universitari e il responsabile del servizio veterinario dell’Asl di Varese. Alle 20.30 di questa sera, lunedì 31 ottobre, presso la sede della Provincia in piazza Libertà 1, il professor Daniele Gallazzi e la dottoressa Viviana Ferrazzi, del dipartimento di Patologia animale, Igiene e Sanità pubblica veterinaria della facoltà di Medicina Universitaria di Milano, e il dottor Marco Magrini, responsabile del Servizio Sanità animale dell’Asl chiariranno i riflessi dell’influenza aviaria sull’attività venatoria. In particolare saranno trattati: la definizione e il comportamento dei virus influenzali, le pandemie dell’avifauna selvatica, i comportamenti per prevenire la malattia, le indagini sierologiche e virologiche eseguite in provincia tra il 2003 e il 2005 oltre alle azioni messe in campo dall’Asl.
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