Direttiva Bolkenstein, ancora critiche dai sindacati

Giuseppe Criseo, segretario nazionale di Fnl - trasporto aereo, attacca le possibili conseguenze negative della direttiva

Riceviamo e pubblichiamo

La proposta di direttiva è conseguenza del processo avviato dal Consiglio Europeo di Lisbona, l’intento è arrivare ad un mercato europeo dei servizi, eliminando gli ostacoli ai prestatori e destinatari dei servizi, con sportelli unici e con procedure da espletare per via elettronica.

Per arrivare a queste procedure comuni ci saranno quindi divieti di alcune prescrizioni. Il punto dolente è che per armonizzare le legislazioni si applicherà il principio del paese d’origine.

Se l’intento è evitare che una piccola azienda possa trovarsi in difficoltà per questioni burocratiche, fiscali o legali, visto che le leggi all’interno degli stati membri sono diverse, l’impatto dovuto all’utilizzo delle leggi del paese d’origine, potrebbe essere traumatico per i lavoratori.

L’Europa non  deve pensare solo ai problemi delle aziende ma anche a quelli dei lavoratori e dei consumatori.

Non vorremmo che per es. dei lavoratori polacchi venissero a lavorare in Italia con stipendi polacchi, in base al principio del luogo d’origine.

Sarebbero in difficoltà i lavoratori, che con tale stipendio uguale a un decimo dei nostri non riuscirebbero a sopravvivere col costo della vita in Italia, per affitti, trasporti,riscaldamento,ecc.

La materia è parecchio complessa e va a interferire con la vita e la sopravvivenza di aziende e lavoratori.

Ecco perché era importante arrivare con gradualità ad una unione europea graduale, associando membri non troppo dissimili come reddito, ma anche come cultura e religione.

Se  poi pensiamo che ci sia chi vuol fare arrivare l’unione europea fino alla Turchia, vuol dire che siamo alla frutta.

Già oggi ci sono differenze abissali sul piano economico e sociale tra i paesi occidentali e quelli dell’Europa dell’est. Bisogna andare avanti con cognizione di causa, soppesando attentamente quanto si va a toccare.

Il rischio è di trovarci tutti più poveri, aumentando la competitività delle imprese a dismisura, ne vanno di mezzo i lavoratori, a cui viene chiesto sempre di più, ma alla fine anche i consumatori, che avranno prodotti di sempre minore qualità, perché il fine ultimo è il contenimento dei costi.

Noi siamo dell’idea, che occorre capire dove si vuole andare, andarci tutti assieme se si è della medesima idea.

Non si può correre se gli altri hanno le stampelle!

Fermiamoci a riflettere l’idea di Europa è giusta ma deve essere condivisa e studiata nei dettagli: ci devono essere più vantaggi che svantaggi, altrimenti il percorso dovrà essere necessariamente interrotto.

La nostra preoccupazione è che l’EUROPA NON SIA L’EUROPA DELL’ECONOMIA MA L’EUROPA DI TUTTI, L’EUROPA DEI LAVORATORI E DELLE AZIENDE, NON SOLO DELLE MULTINAZIONALI E DELLE AZIENDE FARMACEUTICHE O DELLE BANCHE E DELLE ASSICURAZIONI, MA ANCHE DEI CONSUMATORI E DEI PENSIONATI.

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Pubblicato il 19 Ottobre 2005
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