Un paese senza raccomandazioni
La visita a la Government Accountability Office (la GAO), braccio investigativo del governo e del parlamento per l’efficacia della pubblica amministrazione
In italiano la parola “accountability” non esiste neppure.
Si potrebbe tradurre come un misto di “responsabilità” e necessità di “rendere conto”, di “rispondere delle proprie azioni”.
Sembra normale che una parola simile non esista in un paese come il nostro, in cui è rarissimo che qualcuno paghi per i propri errori.
Qui invece una delle più importanti e strategiche agenzie governative è la Government Accountability Office (la GAO), braccio investigativo del governo e del parlamento per l’efficacia della pubblica amministrazione.
Niente a che fare con la nostra Corte dei Conti: qui si parla di manager, non di magistrati, e non solo di conti “formalmente” in ordine, ma di efficienza, efficacia, trasparenza, responsabilità anche sociale. E possono intervenire a processo in corso, fermando gli errori prima che vengano compiuti.
Non oso pensare quali indici di efficienza deriverebbero dall’analisi di un qualsiasi ente italiano, Provincia (nonostante tutto) compresa… Ne abbiamo davvero tanta di strada da fare…
Con loro ho esaminato come funziona la pubblica amministrazione, i controlli che vengono svolti, gli indici da usare, le attività da compiere.
Ne è derivato un quadro distante anni luce dalle nostre istituzioni.
Entri nella loro sede centrale dove lavorano 2.600 persone e, superato un rigido controllo di sicurezza, percorri corridoi ovattati, dove sbirci uffici in cui la carta è stata sostituita (non in parte, tutta!) da computer con schermi piatti.
Anche i burocrati hanno spesso il volto di una ragazza sui trent’anni, laurea in una prestigiosa università, poi phd, master in pubblica amministrazione, specializzazione in “accountability”, colloquio di selezione tra cento e più aspiranti.
“Solo i migliori qui” ti dice l’anziano capo dello staff centrale, “e ben pagati”. E alla mia domanda: ma come garantite l’indipendenza, magari attraverso un concorso pubblico?
Mi risponde senza aver davvero capito: “selezioniamo coloro che sono oggettivamente i migliori, per titoli e capacità, nient’altro”.
Se fosse così da noi? Mi sa che finirebbero ad essere tutti parenti dei primi assunti…Qui non sembra sia così. Anzi, mi sembrano però davvero bravi: piglio un po’ bocconiano, ma gente che quando descrive situazioni organizzative complesse sa di cosa parla.
Mi spiegano anche le attività, gli indici di misurabilità dell’efficienza e i risultati.
Nel 2004 il congresso ha accolto l’83% delle “raccomandazioni” emesse dalla GAO, e ha certificato che il loro lavoro ha consentito risparmi in termini di 44 miliardi di dollari, con un ritorno sull’investimento (la spesa che il governo sostiene per l’agenzia) del 9500%, senza contare i benefici in termini di trasparenza e correttezza amministrativa.
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