“La vera ricchezza di un Paese non si misura con il Pil”
Il sociologo Franco Cassano ospite all'Insubria di Varese in un convegno dedicato al valore dei beni comuni
Per dare una nuova veste al significato della ricchezza l’economista indiano Amantya Sen e la filosofa americana Martha Neussbaum hanno scelto una fonte vecchia di oltre duemila anni.
Nei loro studi è infatti molto frequente il richiamo alle riflessioni di Aristotele sulla società, sui suoi valori e su ciò che la tiene insieme. Della loro nuova idea di ricchezza ha parlato ieri sera il sociologo Franco Cassano (al centro nella foto) ospite, a Villa Toeplitz, dell’università dell’Insubria di Varese.
Cassano è intervenuto nell’incontro di Nonsoloeconomia, il ciclo di conferenze organizzato dai professori Gioacchino Garofoli e Lelio De Michelis, dedicato ai beni comuni. L’aria, l’acqua, il tempo, la salute, la solidarietà sono solo alcuni dei beni che, pur non comparendo tra le misure monetarie e gli indicatori tradizionali di contabilità nazionale di un paese, detengono un valore che è difficile se non impossibile da quantificare.
«Quando i beni comuni si deteriorano – ha osservato il sociologo – producono un effetto boomerang. È perciò necessario tutelarli. Pensiamo all’ambiente: alcuni studiosi hanno fortemente criticato l’ecologia e i suoi sostenitori, eppure sarebbe più logico ragionare secondo un principio di prevenzione. Ad esempio: si suppone che l’inquinamento provochi danni irreversibili al pianeta? Cosa si fa finché questa supposizione non è confermata? Nel dubbio si dovrebbero accelerare le verifiche per capire se esiste realmente una relazione tra la causa sospettata e gli effetti distruttivi temuti ed inoltre si dovrebbero sospendere le attività che inquinano. Questa società invece, al posto di pensare “in largo e in lungo”, non fa che favorire l’individualità e non va oltre al breve, brevissimo, periodo».
Nel suo intervento Cassano ha citato anche Giacomo Leopardi: «Il poeta – ha commentato – ha indicato una chiave molto bella e semplice per percepire la fragilità dell’uomo. Leopardi diceva di sognare di andare via dalla Terra, così lontano che se si fosse rovesciato a guardarla l’avrebbe vista solo come un “globetto”. Nelle sue poesie ha poi esaltato la capacità umana di “serrarsi in social catena”, proprio quella capacità che oggi sembra essere così difficile. La società tende sempre di più a chiudersi, gli elementi che la costituiscono stanno scomparendo e c’è perfino chi ha la soluzione per soddisfare i bisogni prima ancora che l’uomo stesso li abbia percepiti».
A livello locale, secondo Cassano, l’individuazione e la protezione dei beni comuni sarebbe ancora più semplice: «In questo caso è più facile capirli ed apprezzarli». A chi spetterebbe dunque il compito di tutelare questi beni? E chi dovrebbe decidere per il “bene” della società?
«Più persone saranno coinvolte in questa decisione, più questa si avvicinerà alla scelta migliore. Penso che sia finita l’epoca del monopolio politico dei partiti. Quello che chiede la gente oggi è innanzitutto la partecipazione. Una società si fonda su aspettative e regole condivise, quando entra in gioco l’egoismo questo equilibrio si spezza e si producono disuguaglianze. E queste, una volta formate, non fanno che crescere ferocemente: chi sta avanti non si ferma ad aspettare e il suo distacco diventa sempre più marcato».
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