«Parlate con noi, siamo testimoni e vittime della violenza»
La testimonianza di Giancarlo Vedovato, presidente dei pubblici esercizi e gestore del Griffe, a margine di un convegno sulla sicurezza dei commercianti, che ha avuto come grandi assenti i rappresentanti delle forze dell'ordine
I fatti di cronaca di questi giorni, se ancora ce ne fosse stato bisogno, mettono in evidenza quanto i commercianti siano coinvolti sempre più spesso, come vittime o come testimoni, di fatti di sangue che si svolgono in provincia. Una soluzione per cui la richiesta di sicurezza va molto al di là della 626, sconfinando nella tutela dell’ordine pubblico.
Per questo capitava a fagiolo il convegno “Sicurezza andiamo cercando” organizzato dai Giovani Imprenditori, e per questo tra i primi invitati al convegno c’erano i principali rappresentanti delle forze dell’ordine. Che, però, erano totalmente assenti.
«Capiamo le criticità che la giornata di ieri hanno fatto emergere, non capiamo invece perché non siano venuti a parlarcene – spiega con rammarico Marco Introini presidente provinciale Giovani Imprenditori – di Confcommercio – Proprio per quel che è successo nel fine settimana, riteniamo fosse importante il confronto con noi. Che non sia potuto avvenire, a nessun livello, è segno di una preoccupante scarsità di attenzione nei confronti della categoria».
Una categoria che invece si ritrova ogni giorno davanti alle “fonti di guai” piccoli e grossi, che circolano nel teritorio, in particolare chi gestisce bar discotece tabaccherie e pubblici esercizi in genere.
«Un peccato che non ci siano, anche perchè a noi imprenditori dei pubblici esercizi farebbe piacere sederci al tavolo con loro, per parlare di prevenzione – commenta Giancarlo Vedovato (nella foto), rappresentante dei Pubblici esercizi di Uniascom – abbiamo tanto da dire infatti, perché viviamo sul campo in prima persona questi fatti di cronaca. Ovviamente noi non possiamo affrontarla direttamente: non siamo sceriffi e non abbiamo nessuna carica. E soprattutto, non abbiamo nulla da togliere al loro impegno: solo, abbiamo qualche suggerimento anche noi. Perché a noi capita di essere testimoni di movimenti strani di macchine o di persone, e siamo spesso nostro malgrado coinvolti in episodi problematici come risse o schiamazzi».
Il rapporto tra Forze dell’ordine ed esercenti, secondo le parole di Vedovato, non è poi però così “liscio”, e stenta a decollare. «L’impressione è che ci sia diffidenza nei nostri confronti da parte delle forze dell’ordine – spiega Vedovato, che oltre ad essere presidente dei Pubblici Esercizi in Uniascom è soprattutto gestore della discoteca Griffe a Varese – – Per dare un’idea della cosa le racconto due fatti: una volta ho chiamato la polizia per fare allontanare un ubriaco, un balordo pluripregiudicato, che voleva entrare a tutti i costi nel mio locale. La polizia è arrivata e la risposta è stata «Noi non siamo i buttafuori del suo locale» come se la turbativa di una persona all’esterno del mio locale fosse affare mio. Il risultato però, è che ho dovuto arrangiarmi da solo. Recentemente invece ho chiamato i carabinieri perché avevo notato degli atteggiamenti che preludevano a una rissa, e mi è stato risposto: "noi veniamo, ma se poi non succede niente la denunciamo per procurato allarme". Capisce, quando le risposte alle chiamate sono così, la tentazione di far da sè è alta. Mentre noi non vogliamo sostituirci a loro, solo essere per loro una fonte , forse preziosa, di segnalazioni. Tanto per dire, noi in provincia siamo 2000 iscritti: potenzialmente potremmo essere 2000 loro collaboratori».
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