Prodotti bio ancora troppo cari
L’Italia rappresenta il paese comunitario con la maggiore superficie destinata all’agricoltura biologica, pari, nel 2003, ad oltre un milione di ettari
Sulla base della legislazione comunitaria, perché un prodotto possa essere definito biologico il 95% dei suoi ingredienti deve provenire da agricoltura biologica, senza l’utilizzo di pesticidi o sostanze chimiche. Negli ultimi anni l’agricoltura biologica ha conosciuto, anche nella nostra regione, un forte impulso, sia a livello dei produttori, che sempre più credono in questo modo di coltivare, più naturale e rispettoso dell’ambiente, sia a livello dei consumatori, che, dopo gli scandali della mucca pazza, del pollo alla diossina ed ora dell’influenza aviaria, preferiscono scegliere un prodotto bio, a patto che questo offra delle garanzie oltre che di sicurezza, come per tutti i prodotti, anche di qualità; a queste condizioni il consumatore è disposto a pagare un prezzo un po’ superiore a quello dei prodotti convenzionali, pur di avere sulla propria tavola un prodotto che faccia bene a sé stesso e all’ambiente.
Proprio la qualità, infatti, è uno degli elementi verso cui si sta muovendo, ormai già da parecchi anni, la Politica agricola comune (PAC) in Europa, attraverso riconoscimenti e certificazioni (basti pensare al parmigiano reggiano, alla mozzarella di bufala campana, all’aceto balsamico di Modena e a molti altri prodotti della tradizione italiana che hanno ricevuto, ad esempio, denominazioni d’origine protetta a livello comunitario).
Nel quadro delle attività dell’Euro Info Centre si è tenuto a Milano il seminario sulla trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici, con l’obiettivo di fare il punto sui risultati ottenuti sino ad ora nell’ambito del progetto MED BIO Distri Net, finanziato dal programma comunitario Interreg III B MEDDOC, che sostiene i progetti relativi alla cooperazione transnazionale per lo sviluppo territoriale dei paesi del Mediterraneo occidentale. Sei sono le regioni che partecipano al progetto: Lombardia e Toscana per l’Italia, Rhone-Alps e Provence-Alps-Cote d’Azur per la Francia ed infine Catalogna e Murcia per la Spagna.
L’Italia rappresenta il paese comunitario con la maggiore superficie destinata all’agricoltura biologica, pari, nel 2003, ad oltre un milione di ettari. In questo contesto la nostra regione vanta un’elevata importanza per quanto riguarda le imprese di trasformazione e di distribuzione, la maggior parte delle quali operano nel settore dei prodotti da forno e della pasta; minore è invece l’importanza della produzione agricola. I canali di commercializzazione privilegiati del bio in Italia sono la grande distribuzione organizzata, che da sola copre più della metà del mercato e che fa capo, prevalentemente, a due grandi marchi, Esselunga e Coop, presenti sul mercato con linee dedicate al biologico, ed i negozi specializzati.
A detta di produttori, imprese di trasformazione e grande distribuzione la maggiore debolezza dei prodotti bio sembra rimanere il prezzo, aspetto cruciale per la scelta dei consumatori, con una differenza (premium price) che va dal 10% al 40% in più rispetto agli altri prodotti; a nostro parere l’ostacolo maggiore che bisognerebbe invece impegnarsi per superare è la disinformazione del consumatore. Regna infatti una generale confusione circa i procedimenti utilizzati dall’agricoltura biologica, i marchi attraverso cui riconoscere i prodotti bio, le differenze esistenti fra questi ed i prodotti convenzionali, ed anche sul prezzo; siamo convinti che il consumatore abbia il diritto di sapere perché vi è una differenza, comunque non esagerata, di prezzo (dovuta principalmente ai maggiori costi di produzione, dal momento che i produttori del bio sono generalmente dei piccoli produttori e non è pertanto applicabile il concetto di economia di scala – maggiore produzione, minori costi) e di effettuare, in piena libertà, la propria scelta, purché questa sia consapevole. C’è quindi bisogno di maggiore informazione, o che almeno quella esistente sia più chiara e comprensibile.
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