Revisionismo o pacificazione, a Lonate monta la polemica

La mostra celebrativa del 60° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale ha sollevato alcune critiche. Il sindaco Gelosa tenta di stemperare i toni

La mostra celebrativa del 60° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, inaugurata a Lonate Pozzolo lo scorso 30 ottobre, è una rosa con molte spine per l’amministrazione comunale lonatese. Alle proteste poco velate dell’ex sindaco Giovanni Canziani, che ha parlato di «brutta pagina di storia, manifestazione pacchiana di subalternità politica o di colpevole gravissima ignoranza storica, accondiscendenza ai rigurgiti fascisti e neo-nazisti di cui si fanno vanto figuri e politici, anche locali, di pochi scrupoli», si sono unite quelle ufficiali dell’Anpi provinciale, che in una lettera esprime dissenso «per una mostra apologetica del ventennio fascista, una messinscena con cittadini vestiti con le divise naziste, dove abbondano vessilli fascisti e si dimenticano i campi di sterminio e internamento, le leggi razziali, gli orrori fascisti in Etiopia e in Europa, le aggressioni all’Albania e alla Jugoslavia, la pugnalata alla Francia ecc…. Alla vigilia del 4 novembre, giornata delle Forze armate, c’è un unico sguardo rivolto indietro nel tempo, ignorando il contributo dei partigiani e dei soldati del nuovo esercito italiano dal 1943 al 1945, invece di un inno di pace, la mostra si presenta come rivalutazione della guerra».

Oggetto della contestazione l’impostazione data alla mostra, nella quale, stando ai critici, si punterebbe più ad un revisionismo storico che tende alla rivalutazione di quello che Pansa chiama “il sangue dei vinti” rispetto al contributo che i partigiani hanno dato alla democrazia italiana. Il tema è più che mai attuale, viste le polemiche a Milano dopo la visita del sindaco Albertini alle tombe dei militari della Rsi, e la richiesta di riaprire il fascicolo d’inchiesta giunta dalla sorella di un repubblichino samaratese fucilato da una squadra partigiana il 27 aprile 1945.

 A tentare di stemperare i toni, il primo cittadino lonatese, Piergiulio Gelosa: «Mi rammarico per il fatto che l’Anpi non ha presenziato all’inaugurazione – spiega Gelosa -. La mostra non è stata fatta con fini revisionisti o per aprire una discussione su pagine difficili e dolorose per il popolo italiano. La guerra crea ancora divisioni, ognuno in casa ha una piccola mostra fatta di ricordi, cimeli, fotografie. Occorre formare una coscienza critica e libera da condizionamenti pregiudiziali. Questa mostra è un semplice elenco di fatti, foto, documenti dei lonatesi che hanno fatto la guerra, ben due bacheche sono dedicate in toto ai partigiani, il valore della Resistenza è riconosciuto e rispettato. Abbiamo provato a tenere un atteggiamento imparziale con un percorso introspettivo, dal quale ognuno può trarre le conseguenze senza dimenticare che la guerra in quanto tale è sofferenza. Insieme all’assessore alla Cultura Patrizia De Novara abbiamo inviato all’Anpi una lettera nella quale ci dichiariamo disponibili a offrire gli spazi per l’organizzazione di una mostra sulla Resistenza per il 25 aprile. La nostra amministrazione non ha pregiudizi per ogni manifestazione che voglia creare una cultura e una coscienza critica per Lonate Pozzolo».

Un invito a tutta la popolazione ad abbassare i toni della polemica, per cercare una pacificazione che appare lontana: «La mia generazione non è ancora riuscita a parlare della guerra senza alimentare polemiche – chiosa Gelosa -. In un periodo come questo, nel quale la sofferenza e la paura sono all’ordine del giorno e si vedono atti di una ferocia spaventosa, non possiamo non cercare di educare la popolazione al rispetto della vita».    

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Pubblicato il 03 Novembre 2005
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