Una comunità al di là dei monti e del mare

Nella esercitazione immaginifica della scorsa settimana ho considerato sognatori, artisti, pensatori, scienziati che, data l’efficienza dei processi produttivi conseguita dal popolo dei conciatori-sarti, erano liberati dall’impegno di conciare, tagliare e cucire abiti e avevano potuto dedicarsi all’occupazione a loro più congeniale. Coltivavano freschi ortaggi, pescavano trote nei fiumi, dipingevano immagini, scrivevano poesie, formulavano teorie scientifiche e le sperimentavano, ragionavano sulle ultime questioni esistenziali del nostro vivere. I loro prodotti, beni o servizi, non erano di norma oggetto di esportazione ed erano intesi per la loro comunità. Bisognava che la loro comunità li apprezzasse, e fosse disposta a pagare un prezzo per usufruirne. Si era innescato il delicato e ineffabile gioco della domanda e dell’offerta, dove non si sa bene quale sia la causa e quale sia l’effetto. Questo interrogativo viene correntemente posto per l’uovo e per la gallina, ma ci si può anche chiedere se la domanda generi l’offerta o se l’offerta induca alla domanda. In realtà, e questo è bello e intrigante, vi sono reciproche correlazioni ed entrambe sono contemporaneamente causa ed effetto, e su questa correlazione si sviluppa il progresso non solo economico, ma anche culturale.
Vi sono tuttavia dei trabocchetti, e quello che oggi ci viene per primo alla mente è la televisione commerciale che trasmette programmi che trovano rispondenza nell’Auditel, quindi l’offerta insegue la domanda e si sviluppa un regresso, anche e soprattutto culturale. Ma questo è un altro discorso, di epoca successiva a quella considerata dal nostro proto-schema di conciatori-sarti di abiti di pelle.
Si è dunque stabilito un circuito economico tra i produttori di abiti e i produttori di beni locali, di pensiero, di servizi alla persona. Ma non è un circuito chiuso. Bisogna immettervi materie e prodotti che la comunità dei conciatori-sarti non produce, le pelli (materia prima) e il grano (consumi per la sussistenza). Ecco l’interscambio, il commercio internazionale. Perché i conciatori-sarti non si procurano direttamente le pelli e il grano, così da non dipendere da altre economie? Può darsi che non abbiano foreste con animali da cacciare, né campi fertili ed estesi da coltivare. I conciatori potrebbero costituire un gruppo di guerrieri e conquistare campi e foreste. E’ successo nei secoli scorsi con la conquista da parte dei paesi civilizzati dei territori ricchi di materie prime. Ma il nostro proto-schema, inteso alla comprensione delle correlazioni economiche, non considera la conquista violenta imperialista quale una ipotesi. Ed è poi probabile (abbiamo detto che i conciatori-sarti sono persone attente e intelligenti) che si siano così specializzati nella conciatura e nella sartoria che i loro prodotti abbiano una qualità e un prezzo non eguagliabili da altre comunità di produttori, di modo che li possono sempre favorevolmente scambiare con i cacciatori e gli agricoltori. Questa maestria raggiunta ha comportato un grande sforzo di pensiero, di sperimentazioni, di organizzazione, di investimento in macchine e impianti. Tutta questa fatica preparatoria può essere ricompensata solo a fronte di produzioni quantitative che trascendono i bisogni della loro comunità. Produzioni che abbisognano di un vasto mercato, appunto un mercato globale.
Però, con il progresso nelle comunicazioni e nella conoscenza, può bene darsi che i cacciatori o i coltivatori si impossessino di queste conoscenze organizzative e produttive e che trovino il modo di costruirsi gli impianti necessari (magari facendoseli fare da qualche conciatore-sarto particolarmente collaborativo). Tuttavia potrebbero non avere interesse ad operare in tal modo, poiché sono bravi cacciatori e coltivatori, e la produzione di pelli e grano, che ottengono con gran maestria ed efficienza, li rimunera adeguatamente e non lascia loro il tempo per iniziare nuove imprese economiche. Ma può ben esserci una comunità, al di là delle montagne e del mare, miserabile, accanita, volonterosa, determinata e intelligente, per la quale sia importante progredire economicamente e per questo disposta a sopportare sacrifici personali e danni ambientali per inserirsi nei commerci fra conciatori-sarti, cacciatori e agricoltori. Infine concerebbero le pelli e confezionerebbero vestiti almeno altrettanto buoni di quelli allora esistenti ed a minor prezzo. E’ questo possibile?
Se i termini del confronto non cambiano, è possibile. Se si introducono dei mutamenti, questa dinamica può essere contrastata da parte dei conciatori-sarti. Possono inventare organizzazioni di manifattura che richiedano sempre meno l’impegno di conciatori e sarti, ma quello di macchine condotte da pochi e capacissimi operatori; organizzazioni di creatività e moda dove si esprima continuamente una rinnovata inventiva di modelli e produzioni; organizzazioni dove gli esperti di marketing prendano iniziative di promozione e convincimento dei consumatori non imitabili da quei produttori al di là delle montagne e del mare. Questi ultimi, non dimentichiamolo, devono far traversare mari e monti ai loro prodotti.
Ma certo la situazione è cambiata, rispetto ai primi tempi delle tre comunità considerate dei cacciatori, dei conciatori-sarti e degli agricoltori. La vita si è potenzialmente arricchita, le interrelazioni sono più articolate, gli equilibri sono più difficili. Dobbiamo abituarci ad una nuova prospettiva. Nulla è come prima. Vediamo di trovare soluzioni.

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Pubblicato il 12 Novembre 2005
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