Il mistero dei voli della tortura

Secondo il Washington Post la Cia usa aerei fantasma per sequestrare i sospettati di terrorismo. Molti di questi voli sarebbero passati per l’Italia e la Svizzera

Si chiamano extraordinary renditions le operazioni “segrete” della Cia svelate a inizio dicembre dal Washington Post. In cosa consistono? Nell’arresto immediato dei sospettati di terrorismo, caricati su aerei fantasma e trasportati in luoghi non definiti ufficialmente. Secondo il giornale questi voli portano a carceri in paesi dove è abituale la tortura, come la Siria. Questo tipo di operazione, diventata una triste prassi dopo l’11 settembre, può essere attuata solo da un settore specializzato, detto Rendition Group. Sempre secondo il Washington Post, questo gruppo sarebbe composto da 1.200 agenti, tra militari e psicologi. Vestiti di nero, mascherati, bendano gli occhi ai sequestrati, tagliano loro i vestiti, fanno loro un clistere, somministrano un sonnifero e li fanno salire in aereo.

 

Sono accuse pesanti, ma motivate da molti indizi favorevoli. Questi voli fantasma, infatti, non fanno mai scalo diretto, ma si fermano temporaneamente in qualche paese europeo. In Inghilterra il Mail On Sunday ha pubblicato tre foto di aerei fantasma americani scattate in Scozia da alcuni dilettanti nel 2004 e 2005. Ufficialmente, nel giorno in cui sono state scattate le foto, quegli aerei non avrebbero dovuto attraversare il territorio scozzese.

 

Lo stesso governo statunitense non ha mai negato l’esistenza dei renditions group, anzi. Durante la sua visita in Europa, Condoleeza Rice affermò che operazioni segrete della Cia, come le renditions, “sono strumenti legali per sconfiggere i terroristi, e hanno salvato vite in Europa”. Gli Stati Uniti, quindi, non negano l’esistenza di questi sequestri, ma allo stesso tempo assicurano di non fare uso della tortura.

Ma a seguito di queste dichiarazione riemerge la storia di Maher Arar. L’uomo, un canadese di origini siriane, ha accusato sempre dalle pagine del Washington Post l’operato della Cia. Nel 2002, infatti, sarebbe stato sequestrato e portato in Siria, accusato per errore di aver legami con Abdullah Almaki, un uomo di Bin Laden. Questa la descrizione fatta dalla prigionia: “gli interrogatori duravano anche 18 ore, mi picchiavano brutalmente, mi torturavano con catene di ferro e scosse elettriche”. Pare che l’aereo fantasma che sequestrò Abdullah Almaki abbia fatto scalo proprio a Roma. Il Corriere della Sera ha potuto confermare questa tesi, consultando i registri della Faa (Federal Aviation Administration). L’8 ottobre 2002 passò a Roma proprio il Gulfstream N829MG, uno degli aerei del Rendition Group.

Sembra che, dopo l’11 settembre, in Italia siano passate almeno 17 missioni sospette della Cia. Questa notizia è stata divulgata sempre dal Corriere, sulla base del registro Faa. Lo scalo più battuto dai jet misteriosi sarebbe quello di Venezia, che ha accolto 9 voli Cia. Il Chicago Tribune ha parlato di un volo passato per Roma il 2 marzo 2003, che avrebbe portato l’imam Abu Omar in Egitto, dove sarebbe stato torturato. La Digos ha confermato questa tesi, e per la prima volta nel mondo ha emesso 22 mandati di cattura nei confronti degli agenti Cia.

Oggi, invece, la Svizzera ha denunciato 51 voli sospetti sui suoi cieli, con almeno quattro atterraggi a Ginevra.

 

Lo scorso 28 novembre il commissario europeo per la Giustizia, Franco Frattini, dichiarò che se alcuni paesi europei avessero ammesso di ospitare prigioni fantasma, avrebbero perso il diritto di voto nel Consiglio europeo. Da parte sua la Rice ammonì gli alleati europei, ricordando che le missioni segrete dovrebbero rimanere tali, ai fini della sicurezza internazionale. Lo stesso Bush ha dichiarato che non ci saranno inversioni di rotta: “i programmi top secret sono parte di una strategia vincente per la sicurezza”.

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Pubblicato il 12 Dicembre 2005
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