L’avvocato Cramis: “Volpe non è credibile”

La legale di Nicola Sapone tenta di demolire la credibilità del "pentito" Volpe ricordando la sua dipendenza dalla droga, e chiede l'assoluzione per il suo assistito

Per Francesca Cramis, legale di Nicola Sapone e di Elisabetta Ballarin, il compito di difendere gli assistiti non si prospetta facile. Esauriti gli interventi degli avvocati di parte civile, Cramis ha tenuto la propria arringa in difesa di Nicola Sapone. Elemento base è stato il tentativo ostinato di demolire la credibilità del "pentito" Andrea Volpe e della ricostruzione dei fatti effettuata dalla pubblica accusa con le successive ammissioni di Mario Maccione e Pietro Guerrieri.

Per prima cosa la legale ha cercato di smontare la tesi del tentato omicidio con il petardo infilato nel serbatoio dell’auto in cui Fabio Tollis e Chiara Marino si erano appartati, su ordine degli altri membri della setta, in occasione del Capodanno 1998 all’Acquatica di Milano. Lo ha fatto contrastando le dichiarazioni di Volpe, secondo cui l’auto era andata distrutta, con quelle di Pietro Guerrieri, secondo cui i danni erano limitati, tanto da fare un tentativo di riavviarne il motore; testimonianza, quella di Guerrieri, congruente con quella del vigile Signorini. "Pura fantasia, volontà di vendetta e di incolpare altri": queste, secondo l’avvocato, le basi delle accuse di Volpe. In base a tali considerazioni, e riflettendo sulla congruità del gesto ad ottenere lo scopo presunto, Cramis ha chiesto per questo capo d’accusa l’assoluzione degli imputati per non aver commesso il fatto, o in subordine perchè il fatto non costituisce reato.

Passando al delitto Tollis-Marino, l’avvocato ha sfoderato le frecce al suo arco, poche, per sua stessa ammissione. "Le chiamate in correità fatte da Volpe, Maccione e Guerrieri erano sincere e non dettate, invece, dalla volontà di avere sconti di pena?" ha chiesto Cramis, citando intercettazioni in cui Volpe, preoccupatissimo all’idea di prendere trent’anni per il delitto Pezzotta, si diceva pronto a tirare in ballo anche gli altri. Quanto alle testimonianze di Maccione e Guerrieri, congruenti con quelle di Volpe nelle grandi linee, ma non nei dettagli, per l’avvocato sarebbero state fatte convergere su quanto già dichiarato da Volpe e reso noto anche dalla stampa. Da un’intercettazione ambientale del 1° giugno 2004 tra Guerrieri e suo padre, il giovane sembrerebbe all’oscuro dell’effettiva uccisione di Fabio e Chiara: "Allora li hanno ammazzati davvero" avrebbe detto al padre, subito dopo essere stato interrogato dai carabinieri e ragguagliato sulle ammissioni di Volpe e Maccione. "Neppure sul movente del delitto Tollis-Marino c’è accordo" ha rimarcato la legale, ma già in precedenza le parti civili l’avevano prevenuta, asserendo che l’apparente assenza di un movente razionale non scema la responsabilità degli imputati. Infine Cramis ha ricordato che Volpe aveva la pessima abitudine di sciogliere allucinogeni nelle bevande altrui (come fatto con Andrea Bontade, ndr) per godersi poi, con perverso sadismo, gli effetti che queste sostanze scatenavano nella vittima. "E se Sapone fosse stato drogato, quella notte del 18 gennaio 1998? E se lui fosse solo un alibi per Volpe e Maccione? In fondo alla buca di Fabio e Chiara sono state trovate solo due paia di guanti, non tre".

Volpe, dedito alle droghe pesanti, è per Cramis un testimone inattendibile, che, "arrestato e in crisi di astinenza, avrebbe confessato qualsiasi cosa", mentre Sapone, se avesse avuto qualcosa da temere, già nel gennaio del 2004 avrebbe potuto partire per l’Ecuador. Anche sulla credibilità di Guerrieri la legale avanza forti dubbi, asserendo che soffriva di allucinazioni – da qui il timore di essere ucciso da altri membri della setta. Sempre in tema di droghe, infine, Cramis ha avanzato l’ipotesi che Andrea Bontade la sera del 21 settembre 1998 sia andato a schiantarsi in auto sotto l’effetto di allucinogeni, sostanze assai potenti che per essere rilevate necessitano di consistenti campioni biologici da analizzare.

"In questo processo tutti sono un po’ vittime e un po’ carnefici" ha dichiarato in conclusione la legale di Sapone, provocando l’ira dei parenti delle vittime. "Non conosco la verità, ma devo fidarmi del mio cliente; alla corte chiedo di ricordarne la giovane età degli imputati al momento dei fatti, il loro contesto familiare e culturale, il fatto che tutti erano a loro volta potenziali vittime. Fabio Tollis stesso avrebbe potuto essere carnefice, ma fu vittima". Per queste ragioni Francesca Cramis ha chiesto per il suo assistito l’assoluzione dall’accusa di induzione al suicidio, e l’assoluzione dalle accuse in relazione al delitto Tollis-Marino, in subordine il minimo della pena con il riconoscimento delle attenuanti generiche .

"Difesa inconsistente" così, con un commento lapidario, il pm Tiziano Masini ha accolto l’arringa. "Ottimista e fiducioso" sull’esito della vicenda processuale si è detto Michele Tollis, padre di Fabio, mentre la figlia Annamaria appariva provata dalla ricostruzione dell’atroce delitto effettuata in precedenza dalle parti civili. Irosa e disperata, infine, la reazione dei coniugi Marino, genitori di Chiara: "I figli ci mancano, a noi come ai Tollis, le famiglie stanno impazzendo, è chi è madre (come l’avvocato Cramis aveva ricordato di essere rivolgendosi alla corte, ndr) dovrebbe sapere che in questa storia sono state dette troppe bugie".

 

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Pubblicato il 13 Dicembre 2005
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