Sequestrate le azioni di Rete 55. Il Gruppo Nidoli rientra in gioco
Nel vivo il braccio di ferro per il controllo dell’emittente. Il provvedimento del tribunale non avrà effetti sulla programmazione
Il giudice del tribunale civile di Varese Anna Giorgetti ha messo sotto sequestro le azioni dell’emittente Rete 55: è stata accolta in questo senso la richiesta avanzata dal gruppo Nidoli, indicato per mesi come nuovo proprietario dell’emittente ma poi “bruciato” sul filo di lana a sorpresa da una misteriosa cordata facente capo al commercialista saronnese Roberto Turra e all’attuale plenipotenziario della tv Lorenzo Airoldi.
Il provvedimento della dottoressa Giorgetti – un sequestro giudiziario – non ostacola la normale attività della tv di Gornate (la programmazione continuerà come prima, gli organismi dirigenti restano tutti al loro posto e con pieni poteri) ma ha effetti concreti e molto importanti sotto il profilo societario: il più importante è quello di rimettere in gioco la famiglia Nidoli. Il giudice ha infatti nominato custode delle azioni sequestrate Antonio Nidoli, il quale potrà sedere in tutti i consigli d’amministrazione della società e controllare l’operato dei suoi interlocutori; l’altra conseguenza di peso della decisione è far ripartire la trattativa per il controllo di Rete 55. Le parti, infatti dovranno sedersi nuovamente a un tavolo e trovare un accordo su chi sia il vero padrone dell’emittente; il tavolo potrebbe essere quello di una trattativa privata o quello del tribunale.
Come è noto i Nidoli, tuttora intenzionati a divenire proprietari dell’emittente, rivendicano di aver sottoscritto un vero e proprio contratto per l’acquisto della televisione dal gruppo dell’ex patron Mario Squizzato; l’accordo non era stato perfezionato, i nuovi proprietari “in pectore” avevano chiesto chiarimento su alcuni aspetti della società (ad esempio un’ipoteca che gravava sul terreno su cui sorge un impianto di trasmissione); sembrava una normale pausa di riflessione meramente tecnica e invece Rete 55 era finita (tra la sorpresa generale, prima fra tutte quella di Nidoli) al gruppo guidato da Turra, spuntato dal nulla e controllato da una società registrata in Svizzera.
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