Tsunami, un anno dopo

Un minuto di silenzio lunedì mattina, 26 dicembre, alle 2.16 in Italia per ricordare l'ora precisa in cui l'onda anomala investì il primo dei dodici paesi

Un minuto di silenzio è stato osservato oggi, lunedì 26 dicembre,  per ricordare il giorno di un anno fa, quando lo tsunami dell’Oceano Indiano ha devastato le coste asiatiche, uccidendo almeno 231.432 mila personeNella provincia di Banda Aceh il minuto di silenzio è stato osservato alle 08:16 ora locale (02:16 in Italia), l’ora precisa in cui lo tsunami colpì il suo primo Paese.
Un anno è passato da quando lungo l’anello di fuoco del Pacifico, al largo di Banda Aceh (Indonesia), due continenti si scontrarono spalancando un abisso di mille chilometri. Colossali masse oceaniche viaggiarono a 800 chilometri orari portando morte e devastazione dall’Indonesia all’Africa Orientale. Dodici Paesi toccati dall’onda, devastati, spazzati via. In Italia il tam tam dei telegiornali documentò, ora dopo ora, il dramma di chi aveva vissuto sulla propria pelle e visto con i proprio occhi un evento epocale, una tragedia planetaria.
Quando il mare si ritirò la seconda volta si contarono i morti, e fra le 231.432 vittime ufficiali si scoprì che c’erano anche 40 nostri connazionali. Moltissimi i bambini morti, un terzo del totale secondo l’Unicef, mentre altri 30 mila sono rimasti orfani.

Il panico si diffuse anche in Italia, dove i parenti dei nostri connazionali in vacanza nelle zone del disastro cercavano di mettersi in contatto con i propri cari, spesso senza riuscirci.
In quelle ore disperate e concitate venne in aiuto Internet: il giorno dopo era già possibile cercare nei siti degli ospedali che ospitavano i feriti, il nome dei ricoverati, con la nazionalità di provenienza. E sempre Internet oggi consente di recuperare articoli, immagini di quel 26 dicembre 2004, ma anche di tutto quello che è accaduto dopo. Qualcosa è stato fatto e molto ancora resta da fare.
Ma la mobilitazione generale che seguì alla tragedia, 90 paesi in prima linea per fornire aiuti, compresi quelli più poveri, è anche un messaggio di speranza.

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Pubblicato il 26 Dicembre 2005
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