Un osservatorio per programmare la politica socio sanitaria
Presentato all’università Liuc un osservatorio delle RSA a cui aderiscono le Province di Varese e Milano oltre alle rispettive aziende sanitarie
"Le politiche del Welfare devono basarsi su dati reali, contingenti, non su stime vecchie e superate". Con questa finalità, sintetizzata dal direttore sociale dell’Asl Milano 1 Della Pietra, è stato ufficialmente inaugurato l’Osservatorio permanente sulle Residenze sanitarie assistenziali, cioè le RSA. Nato in casa Liuc, dal Crems, Centro di ricerca in economia e management in Sanità, ha visto presto l’appoggio e la partecipazione delle Province di Varese e Milano e delle Asl di Varese e di Milano1.
L’osservatorio vuole fotografare la quotidiana trasformazione delle residenze, non più solo case di cura, ma centri qualificati che offrono assistenza sanitaria e sociale, ma anche centri diurni e cure domiciliari, servizi di alta ospedalizzazione.
L’Osservatorio è aperto a tutte le residenze che vi vogliano aderire e che, con la loro pratica quotidiana, potranno contribuire a far crescere razionalmente il settore.
Attualmente i settori sanitario e sociale attraversano un periodo difficile: la popolazione invecchia, i bisogni aumentano, i costi legati alla tecnologia crescono in modo esponenziale e la necessità di quadrare il bilancio diventa impellente.
L’osservatorio avrà la funzione di monitorare la popolazione delle RSA: età, genere, patologie così da individuare le linee gestionali migliori che combinino efficacia ed efficienza.
L’argomento è delicato: le Province hanno istituito un assessorato che si deve occupare del Welfare, sulla base anche della legge 328. Ma oltre al sociale, c’è il campo sanitario e il socio sanitario, due ambiti che vanno gestiti in maniera integrata: "Da qui al 2020 ci sarà un picco di crescita della spesa sanitaria per la fascia degli ultra ottantenni – spiega il professor Davide Croce, responsabile del Crems – si devono individuare le linee strategiche per far fronte a questi dati".
"Dobbiamo interrogarci sul futuro che avrà l’assistenza agli anziani – sottolinea il dottor Di Pietra – passato il periodo attuale del "baby boom" anni ‘60, tra qualche decennio come facciamo a sapere quante figlie o quanti figli potranno accudire il proprio anziano in casa? Le attuali badanti, termine che andrebbe cambiato perché indica una manodopera di basso costo extracomunitaria e irregolare che oggi non c’è più, o è in proporzioni ridotte, potranno rappresentare ancora una valida alternativa con i costi dei contratti regolari? Nel settore sociosanitario, il cittadino è quello che sostiene la fetta superiore della spesa dopo il Servizio Sanitario nazionale: paga con le tasse e paga la singola prestazione. Ha o no il diritto di pretendere qualità?"
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