Caso Binda, la Corte d’Appello di Milano acquisisce tutti gli atti: nuova tappa sul risarcimento per l’ingiusta detenzione

Si torna in aula il 2 luglio quando è attesa la nuova pronuncia dei giudici. Il 58enne di Brebbia ha passato tre anni e mezzo in carcere da innocente

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Nuovo capitolo davanti alla Corte d’Appello di Milano nella vicenda del risarcimento richiesto da Stefano Binda per i tre anni e mezzo trascorsi in carcere da innocente prima accusato e condannato all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, nel 1987, poi dichiarato innocente fino all’ultimo grado di giudizio. Quella di mercoledì 25 febbraio è la terza volta in aula sul tema dell’indennizzo per ingiusta detenzione.

I giudici del collegio di Milano hanno deciso di acquisire integralmente gli atti del processo penale per analizzare compiutamente la condotta di Stefano Binda e ricercare eventuali profili di colpa nel comportamento dell’allora indagato e imputato (cioè la contestazione che viene mossa per rigettare le richieste risarcitorie). Nei faldoni verranno cercati gli elementi utili a sciogliere i dubbi.

Binda, oggi 58enne, era stato arrestato il 15 gennaio 2016 con l’accusa di aver ucciso nel 1987 la studentessa varesina Lidia Macchi. Dopo un lungo iter giudiziario è stato assolto in via definitiva dalla Cassazione.

L’ex imputato ha chiesto circa 300 mila euro di risarcimento. Una prima decisione gli aveva riconosciuto l’indennizzo, ma la Procura Generale ha impugnato sostenendo che alcuni suoi comportamenti – in particolare i silenzi e le dichiarazioni rese agli inquirenti – avrebbero contribuito all’errore giudiziario. La difesa, rappresentata dall’avvocato Patrizia Esposito, respinge questa tesi e rivendica il diritto pieno al ristoro, ricordando che Binda si dichiarò subito innocente e fornì un alibi poi confermato in dibattimento.

Dopo due annullamenti con rinvio da parte della Cassazione, l’ultima decisione della Corte d’Appello – che aveva quantificato l’indennizzo in 202 mila euro – è stata nuovamente impugnata sia dall’accusa sia dallo stesso Binda. Ora si riparte ancora una volta: l’udienza è stata aggiornata al 2 luglio.

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Pubblicato il 26 Febbraio 2026
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