Fu un grande diplomatico
Il ricordo di Mario Lodi direttore della Prealpina dal 1960 al 1983
Mario Lodi, direttore della "Prealpina" dal 1960 al 1983, ha conosciuto molto bene monsignor Pasquale Macchi. In occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II al Sacro Monte di Varese, nel novembre del 1984, a lui venne affidato l’ufficio stampa dell’evento. «Mi chiamò l’allora sindaco Gibilisco e mi chiese di curare la parte della comunicazione. Quindi ho lavorato gomito a gomito con Monsignor Macchi. Ricordo che i giornalisti dovevano accreditarsi entro la metà di ottobre, gli unici che non lo fecero furono quelli della Rai. Arrivarono tre giorni prima dell’evento. Era una brutta mattina, nebbiosa, eravamo nella casa di Macchi al Sacro Monte. Con saccenza e presunzione i giornalisti rai si appellarono al fatto che erano quelli di “mamma rai” e che quindi a loro era dovuto. Mi arrabbiai molto. A quel punto monsignor Macchi mi prese da parte in un angolo e mi strinse un braccio. Io uscii di casa, ma lì ho compreso che la grande dote di quest’uomo di chiesa era la diplomazia».
Lodi ha moltissimi aneddoti legati alla figura di monsignor Macchi, che risalgono anche al suo periodo romano, quando era segretario particolare di Papa Paolo VI. «Andammo nella Capitale per i 150 anni di Varese elevata al rango di grande città. Naturalmente oltre al presidente della Repubblica Saragat ci ricevette anche il Papa, grazie allo zampino di Monsignor Macchi. Fu una giornata particolare in tutti i sensi perché quando eravamo nella sala Clementina di fronte al Papa l’allora arciprete del Sacro Monte Dotti che era in prima fila venne colto da infarto».
«Comunque monsignor Macchi è stato un grande uomo, un grande sacerdote, un grande personaggio che Varese rimpiangerà».
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