Il Ticino ha paura degli orsi?
Mentre l'Ufficio federale spera di reintrodurre l'orso bruno in Svizzera, gli agricoltori ticinesi si dichiarano contrari e preoccupati
L’orso bruno: è amato da tutti i piccoli, che l’hanno sempre abbracciato in versione Teddy ed applaudito al cinema in versione Koda. Ma anche temuto dai più grandi, dall’alba dei tempi, per la sua forza e, in alcuni casi, la sua pericolosità.
E in Ticino? Hanno ancora paura degli orsi? Forse sì. In questi giorni, infatti, il cantone vive un’accesa polemica nei confronti del programma dell’Ufficio Federale dell’Ambiente (Ufam) denominato “Strategia orso”. L’obiettivo di questo progetto è quello di reintrodurre l’orso bruno nell’arco alpino. L’idea, ricorrente da alcuni anni, si è affermata durante l’estate scorsa, quando un esemplare di questa razza aveva nuovamente calcato il suolo elvetico, risalendo il confine dall’Italia ed entrando in val Monastero, fino in Bassa Engandina. Prima di lui quelle zone avevano visto un orso bruno più di 100 anni fa, quando venne abbattuto l’ultimo esemplare.
Questo, quindi, avrebbe dimostrato che il territorio avrebbe un buon potenziale naturale per ospitare questi animali, per la felicità di animalisti e guide turistiche. Ma l’orso non piace a tutti. Durante una consultazione avviata dall’Ufam nel mese di marzo le posizioni ostili di contadini e allevatori ticinesi era ben chiara. Secondo Marcello Bernardi, direttore della Divisione ambiente del Dipartimento del territorio ticinese, l’orso troverebbe difficoltà nel piccolo cantone svizzero, dove insieme a lui si troverebbero anche lupo e lince. Tre predatori in un’area così piccola, secondo Bernardi, rischierebbero di provocare seri problemi agli agricoltori ed agli abitanti delle aree rurali.
E sempre la questione del lupo si presenta agli occhi dei ticinesi come un precedente negativo. L’accusa rivolta all’Ufam, infatti, è quella di introdurre questi animali senza assumersene pienamente l’onere economico, come è accaduto dopo l’introduzione del lupo, che ha visto dopo alcuni anni la riduzione del budget assegnato per i costi comportati dalla convivenza con l’animale.
Il vero timore, poi, è che quell’ambiente naturale nel quale viveva serenamente l’orso alcuni secoli fa non esista più, a meno di dover trasformare il Ticino in una sorta di "riserva nazionale".
Infine i rappresentanti degli agricoltori chiedono che le regole a tutela dei nuovi arrivati ne consentano l’abbattimento non solo in caso di pericolo per l’uomo, ma anche quando crea danni irreversibili all’agricoltura.
Forse, dopo così tanti anni, anche per gli orsi non sarà facile rimettere “zampa” in casa…
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