Presentata la nuova versione della direttiva servizi

La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi, nella sua versione originaria, sembra ormai essere morta e sepolta

Martedì 4 aprile, a Strasburgo, la Commissione europea ha presentato una nuova proposta di direttiva per la libera circolazione dei servizi; il testo revisionato si basa largamente sul risultato della prima lettura del PE, che aveva modificato a febbraio la versione dell’ex-commissario al mercato interno Frits Bolkestein, presentando numerosi emendamenti, in gran parte accettati dall’esecutivo europeo ed inseriti nella nuova proposta.

Con la nuova versione viene innanzitutto confermata l’abolizione del principio del paese d’origine; non sarà perciò possibile lavorare nei paesi dell’Unione europea mantenendo norme e salari del paese di provenienza. Il famoso art.16, riguardante appunto il p.p.o. (principio del paese d’origine) è rimasto infatti quello emendato dal Parlamento a metà febbraio. I lavoratori dei servizi inclusi nella direttiva dovranno pertanto sottostare alle regole del paese di destinazione.

Per quanto riguarda il campo di applicazione della direttiva, restano esclusi i servizi di interesse generale, i servizi finanziari, le telecomunicazioni, i servizi di trasporto, i servizi portuali, le cure sanitarie, i servizi sociali, le attività connesse all’esercizio dei poteri pubblici, le agenzie di lavoro interinale, i servizi di sicurezza privati, nonché i servizi audiovisivi e di scommesse; sui servizi di interesse economico generale deciderà invece il Consiglio. A beneficiare della liberalizzazione saranno invece le agenzie immobiliari, l’autonoleggio, le agenzie di viaggio, i servizi di consulenza, il settore delle costruzioni, la selezione e ricerca del personale, i parchi di divertimento, la certificazione e la pubblicità.

Molto soddisfatto si è dichiarato il commissario al mercato interno McCreevy, secondo cui la direttiva consentirà all’Unione europea di "essere più competitiva, obbligando gli Stati membri ad eliminare gli ostacoli alla libera circolazione dei servizi".

Altrettanto contenta si è mostrata l’eurodeputata tedesca Evelyne Gebhart, principale autrice del compromesso raggiunto a febbraio; a suo avviso si tratta di "un grande passo verso l’Europa sociale".

Di avviso decisamente diverso sono invece molti parlamentari polacchi, fra cui Adam Jerzy Bielan, che già due mesi fa avevano espresso il proprio disappunto nei confronti di tale compromesso, firmando con altri deputati dei paesi dell’Europa dell’Est un documento di protesta.

Il nuovo testo sarà sottoposto all’esame dei governi nell’incontro informale del 20-22 aprile a Graz, in Austria, e dovrà poi tornare a Strasburgo per l’approvazione definitiva; la seconda lettura del Parlamento avrà luogo a fine autunno, pertanto, salvo imprevisti, la nuova direttiva dovrebbe essere approvata entro la fine dell’anno.

Lo spettro della direttiva Bolkestein, che insieme al fantomatico idraulico polacco e al tanto temuto rischio di dumping sociale non aveva smesso di preoccupare l’opinione pubblica in molti stati membri della vecchia Europa, sembra quindi essere definitivamente svanito.

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Pubblicato il 05 Aprile 2006
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