“Triste per la sconfitta, orgoglioso per la partita”
Magnano combattuto da due sentimenti: "Potevamo anche vincere, ma abbiamo dato davvero tutto"
Sconfitta sul filo di lana, sconfitta che brucia. Varese non riesce a sfruttare i passi falsi di Bologna e Roma, ma la grande battaglia contro la Benetton ha fatto riconciliare la squadra con i tifosi.
Alla fine i biancorossi sono tutti in mezzo al campo a salutare il pubblico, che dagli spalti tributa un grosso e caloroso applauso. “Anche se abbiamo perso, una partita così aiuta il morale – afferma coach Magnano – in questo modo si dimostra alla gente che noi mettiamo in campo tutto. Ed è anche un messaggio per gli avversari – aggiunge con una punta di orgoglio – le altre squadre devono sapere che se vogliono vincere a Varese devono lottare, lottare, lottare”. Partite come quella di stasera lasciano nell’animo parecchi ricordi e sensazioni, non sono interpretabili in maniera univoca. Non a caso anche l’allenatore della Whirlpool è combattuto da due sentimenti contrastanti, a seconda che si guardi il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno: “Provo grande tristezza per la sconfitta, ma allo stesso tempo sono molto orgoglioso di quello che ha fato la squadra”. Certo, se l’ultimo tiro di Farabello avesse fatto centro, sarebbe tutta un’altra cosa. Forse cercare la tripla è stato un azzardo, ma Magnano assolve il suo connazionale. “Abbiamo conquistato l’ultimo pallone dopo due difese difficili – spiega il coach – in quei momenti hai cento pulsazioni ed agisci d’istinto, bisogna rispettare la scelta di Daniel: se la palla fosse entrata, adesso saremmo qui tutti a festeggiare”. Certo perdere in questo modo, con in mano la palla per far saltare il banco a dieci secondi dalla fine, lascia un grande amaro in bocca, anche perché le possibilità per chiudere prima la partita non erano mancate. “Siamo stati poco precisi in attacco quando eravamo avanti di 4-5 punti – ammette Magnano – abbiamo buttato via l’occasione di costruire un vantaggio consistente”. Scappare a questa Benetton, così in credito di chili e centimetri, sarebbe però stato chiedere troppo, ad una Varese orgogliosa e combattiva ma pur sempre priva di Hafnar e Allegretti. “Loro sono molto alti – afferma sempre Magnano – abbiamo provato ad attaccare molto sul perimetro, aggredendo il portatore di palla, prendendo qualche rischio in più vicino a canestro dove abbiamo lasciato molti spazi ai loro lunghi”. Alla fine sotto i tabelloni il conto è risultato salato: appena 22 rimbalzi biancorossi contro i 38 di Treviso, di cui dieci offensivi. Forse qualche rotazione in più avrebbe fatto comodo, ma all’allenatore campione olimpico non piace nascondersi dietro a un dito: “Non parlo mai degli assenti” taglia corto senza aggiungere altro.
La Benetton invece festeggia la terza vittoria esterna consecutiva sul filo di lana, segno di grande carattere. “Sono molto orgoglioso di come i giocatori hanno trovato il modo di vincere – esulta infatti coach David Blatt – vittorie come queste fanno bene alla squadra, anche se il mio cuore non ringrazia, sono venuto a Varese che avevo 46 anni ed ora me ne sento 95. Comunque non importa – filosofeggia l’allenatore americano – come dice Nietzsche, quello che non ti uccide ti rinforza”. Fuor di metafora, Blatt analizza la partita con grande onestà: “E’ stato un match molto duro, non penso che abbiamo giocato meglio di Varese, ma siamo stati più bravi a fare determinate cose nei momenti decisivi. Comunque abbiamo avuto anche un po’ di fortuna, oggi a Varese mancava un giocatore importante come Hafnar; noi che abbiamo giocato buona parte della stagione senza alcuni uomini chiave sappiamo bene cosa vuol dire”. In chiusura il coach trevigiano omaggia l’“ambiente Varese”, pubblico e squadra: “E’ molto difficile venire a vincere qui, infatti nessuna delle grandi ce l’ha fatta quest’anno. La gente incita continuamene la squadra e non ti fa ragionare, anche noi siamo andati in confusione un paio di volte per il grande tifo”.
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