Il Governo e l’urgenza del Nord

Trentotto giorni. Questo è il tempo passato tra il risultato delle elezioni e il giuramento del nuovo Governo.
Il nostro sistema istituzionale è complesso e con le regole attuali le scorciatoie non solo non sono possibili, ma anche pericolose. Il Parlamento ha dovuto scegliere i propri presidenti e successivamente, con il contributo anche dei delegati regionali, il Presidente della Repubblica.
Oggi abbiamo il nuovo Governo. Ognuno farà le proprie valutazioni. Ci saranno i delusi, gli arrabbiati, gli indignati. Per qualcuno sarà troppo di sinistra, per qualcun altro troppo moderato. Per qualcuno i Ds e la Margherita hanno preteso troppo, per qualcun altro ha vinto ancora il manuale Cencelli.
Tre cose sono però evidenti. La prima è il numero delle donne. Forse si poteva fare di più, ma il risultato non è da sottovalutare. Fa venire in mente i colloqui dei genitori con i professori, ma quasi il 25% è ministro al femminile. Non sarà come con Zapatero, ma resta un record e comunque non siamo la Spagna. La seconda è l’età. Salvo alcune eccezioni siamo di fronte alla carica dei cinquantenni. E anche questo è un chiaro segnale che bilancia la scelta di un Presidente anziano. La terza invece suscita qualche interrogativo e perplessità. A rappresentare la Lombardia ci sarà solo Barbara Pollastrini. Un po’ poco visto il peso di un territorio di nove milioni di abitanti, oltre tutto quello che sviluppa il mondo economico.
È il risultato, ma anche l’indicatore di una vera emergenza politica per l’Unione. Se è vero che mai il nostro territorio ha beneficiato di tante attenzioni come durante i governi di centro sinistra e che i tanti ruoli ricoperti durante il Governo Berlusconi sono stati poi una delusione, il dato rimane. Per sviluppare una politica seria e attenta verso la Lombardia e il Varesotto, non dimentichiamo Malpensa, la Pedemontana e i confini con la Svizzera, non occorrono per forza ministri “nostri”, però ora l’attenzione dovrà essere doppia. E doppia la responsabilità di tutti i parlamentari, in primo luogo quelli della maggioranza, e dei leader politici. Il risultato elettorale, questo Governo e la probabile sconfitta al referendum costituzionale hanno dato un durissimo colpo alla Lega. Se non si vuole buttare all’aria quanto di buono le istanze del Carroccio hanno fatto emergere in questi anni occorrerà aprire una profonda riflessione, un serio dibattito sul federalismo e sul ruolo che lo Stato e le autonomie locali devono avere. Soprattutto di fronte alle nuove sfide e al diverso ruolo che deve avere l’Europa allargata.
Il Paese tutto, e non solo la nostra terra, ha bisogno di serenità, di ritrovare fiducia. Ci sono tante urgenze e ora la politica deve tornare al proprio ruolo senza vivere tutto con isterie e complessi ideologici. Il centrosinistra ha il diritto, oltre alla responsabilità, di condurre il Paese. E deve farlo per cinque anni. Può darsi che faccia fatica, ma chi non la farebbe in questo momento con le urgenze che vanno affrontate?
I partiti della maggioranza hanno fatto la loro parte e anche per questo il Governo ha tante facce, ma ha anche diverse personalità che esprimono non solo appartenenza politica, ma anche capacità e professionalità. Questa è una prima garanzia. Se basterà o meno lo diranno solo i fatti. Il nostro dovere sarà di raccontarli partendo, come sempre, dal nostro territorio.

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Pubblicato il 17 Maggio 2006
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