Impariamo dai campioni

L'assemblea annuale dei giovani imprenditori Univa ha visto animarsi il dibattito con Cristina Nonino, Marco Roveda e Vittorio Moretti. Argomento: l'impresa che verrà

“Impariamo dai campioni. I fattori di successo imprenditoriali” questo è il titolo dell’Assemblea annuale del Gruppo giovani imprenditori della provincia di Varese che si è tenuta questa sera a Villa Ponti.
La serata si è aperta con la premiazione dei vincitori del Management Game, il gioco di simulazione d’impresa destinato agli studenti delle scuole superiori organizzato dalla LIUC di Castellanza e dal Gruppo Giovani Imprenditori. È stata la rappresentanza del Liceo Scientifico “Sereni” di Luino ad aggiudicarsi il primo premio, al “Ferraris” di Varese spetta il secondo piazzamento mentre è medaglia di bronzo all’ Itis “Riva” di Saronno.

Subito dopo ha avuto inizio l’assemblea, introdotta dal presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia, il varesino Giovanni Brugnoli che, ringraziando gli invitati, ha ricordato il suo passato di ex presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Varese. La parola è poi passata a Carlo Vanoni, il “vero padrone di casa”, come Brugnoli ha definito il suo successore. “Abbiamo invitato dei campioni dell’imprenditoria nazionale perchè, per migliorare noi e le nostre imprese dobbiamo imparare da chi, ogni giorno, crea valore per se, per i suoi dipendenti e per il territorio che li ospita” ha sostenuto Vanoni motivando la scelta del tema dell’assemblea. Alberto Ribolla, presidente di Univa ha poi commentato: “Gli anni ’80 sono stati il decennio della produzione, i ’90 della comunicazione, ora è il tempo della Creatività che solo menti giovani come le vostre sono in grado di esprimere”.

Chiara Milani, vice direttore dell’emittente televisiva Rete55 e moderatrice della serata, è poi entrata nel vivo della tavola rotonda chiedendo agli ospiti di raccontare quali sono stati i fattori che hanno determinato la fortuna delle loro imprese.

Cristina Nonino, consigliere delegato della Nonino Distillatori Spa ed erede della prestigiosa azienda friulana, non ha dubbi: quello che ha fatto la differenza è stata la capacità di innovare in un settore tradizionalmente conservatore come quello della distilleria.
Era il 1974 quando i suoi genitori introdussero nel mercato la prima grappa monovitigno (distillata da un solo tipo di vinaccia), una decisione rivoluzionaria che cambiò le sorti del nome Nonino. E poi la qualità del prodotto sempre e l’unità della famiglia. “I nostri genitori hanno sempre cercato l’unità e non la competizione tra noi sorelle” spiega l’imprenditrice “questo è stato un fattore vitale per un passaggio generazionale senza traumi”.

“Altro importante aspetto è stata la scelta di una strategia di comunicazione finalizzata ad associare il marchio ad un’idea di prestigio e qualità” ha poi sestunoto portando ad esempio l’istituzione del premio letterario Nonino.

E’ poi stata la volta di Marco Roveda, pioniere del biologico con la fattoria Scaldasole (fondata nell’86 e venduta a Plasmon nel’97) e ideatore del progetto multimediale Lifegate. Roveda ha una spiegazione tutta sua dell’empasse in cui si trova l’impresa italiana e internazionale in questo periodo. “Gli anni ’60 sono stati gli anni della distribuzione del prodotto, i ’70 della qualità, gli ’80 gli anni della bellezza, gli anni ’90 della comunicazione”. Ora chi vuole vincere le sfide del mercato globale deve produrre beni di qualità che siano “sani” ed “etici”, cioè realizzati rispettando l’uomo e l’ambiente. Il progetto lifegate nasce con l’obiettivo di comunicare questi valori e di promuovere progetti come Impatto zero e Energia rinnovabile che ad essi si ispirano.

Vittorio Moretti, presidente della holding Terra Moretti di Brescia, attivo da anni nell’edilizia ma anche nella ristorazione e nel turismo, ha sostenuto infine che è necessario valorizzare il territorio per dare visibilità alla qualità dei prodotti. Sostenere perciò progetti di Marketing territoriale per rilanciare l’economia locale.
Qui Roveda ha controbattuto che però il turismo italiano oggi non viene comunicato efficacemente, “non è trendy” sostiene, “Fare cose importanti è meglio di comunicare di fare cose importanti” risposto Moretti, strappando un applauso alla platea dei giovani imprenditori varesini.

A Matteo Colaninno, presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria, sono state affidate le conclusioni. “L’impresa familiare”, sostiene citando l’esempio Nonino, “è un modello che può dire ancora molto”, ma, ricordando l’importanza del capitale umano, “è necessaria una reale apertura al cambiamento che dia spazio ai nuovi talenti”. Non fa sconti il presidente del GGI: “Il nostro è un periodo di transizione, ci si prospetta una selezione darwiniana delle nostre imprese” e lancia la sua ricetta: “Occorre operare per una ridefinizione del made in italy che punti sul “valore emotivo” dei nostri prodotti.

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Pubblicato il 09 Maggio 2006
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