MV Agusta, mobilità in vista
Versata all'Inps la somma di legge per la richiesta di mobilità: la comunicazione ai sindacati è ormai questione di ore. Incerto il numero dei lavoratori coinvolti
Con il versamento delle somme di legge all’Inps funzionali alla richiesta dei mobilità, si fa molto più concreta di la notizia che MV Agusta si stia apprestando alla procedura di mobilità per un numero non ancora precisato di lavoratori.
«Una segnalazione scoperta a margine di una riunione dove si comunicava una buona notizia – spiega Antonio Brugognone della Failms Cisal – quella dell’aumento del premio feriale (una sorta di quattordicesima, ndr) – a 1250 euro»
La brutta scoperta è stata che MV ha dui fatto avviato le procedure di mobilità versando all’Inps la somma prevista dalla legge, quella somma la cui ricevuta viene allegata alla comunicazione preventiva data “ai rappresentanti sindacali interni e alle organizzazioni sindacali più rappresentative” per procedere alla mobilità vera e propria. Un segno concreto di volontà da parte dell’azienda, che dopo la vendita della proprietà dalla malese Proton alla finanziaria genovese GeVi ha già fatto silenziosamente fatto qualche passo, secondo le voci provenienti da fonti sindacali. Come per esempio quello di costituire una nuova società, la Technotelc, che rappresenta di fatto una esternazionalizzazione del settore telai, che ha sede produttiva a Morazzone e che dovrebbe assicurare cinque anni di telai alla MV Agusta, potendosi però da ora rivolgere anche al mercato della concorrenza.
Il numero dei lavoratori per cui verrà richiesta la mobilità non è ancora noto, anche se fino ad ora le meno concrete voci circolanti parlavano di circa 45 persone: presumibilmente, i particolari si sapranno solo quando ai rappresentanti sindacali arriverà la famosa comunicazione, che dà il via ufficiale alla richiesta.
«Però noi non firmeremo nessuna richiesta, se prima non si mette a posto l’assetto dirigenziale e si propone un piano credibile – commenta Oscar Brun della Fiom – Con una soluzione del genere infatti si fa pagare ai lavoratori la mala conduzione di quell’azienda, mentre quelli che l’hanno portata alle difficoltà di sono ancora tutti lì a decidere chi sono i buoni e i cattivi»
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