Santarone: “Vogliamo costruire una vera piazza che sia il centro del paese”
Il candidato sindaco di "Io Daverio" punta anche sul potenziamento dei servizi sociali e sulla risoluzione del problema idrico
Sessantatre anni, cinquanta dei quali vissuti in Valbossa, come cittadino di Azzate prima e di Daverio poi. Sposato con un figlio, una laurea in lettere ed un lavoro come consulente aziendale in materia di comunicazione, Paolo Santarone è un personaggio molto conosciuto in paese. E’ stato assessore in due amministrazioni comunali nei primi anni ’70, ai tempi del sindaco Chiaravalli, mentre nel 1972 è stato tra i fondatori della biblioteca civica, di cui è anche stato presidente per dieci anni. Più di recente, Santarone ha fondato
Signor Santarone, dopo tanta attività sia in politica che in campo associativo la scelta di candidarsi in prima persona: quali sono le motivazione alla base di questa decisione?
Penso ci sia una frattura ideologica tra l’amministrazione uscente ed il mio modo di intendere la politica, che si basa su un’impostazione solidaristica e sociale. La mia idea è quella di un’amministrazione che lavori non solo per i cittadini ma con i cittadini, dando priorità ai temi del sociale. Mi piacerebbe vedere una Daverio aperta, che accolga chi viene da fuori, in grado di valorizzare il passato ma anche di pensare al futuro.
Per la verità un paio di elementi della sua lista provengono dalla passata amministrazione.
Ho voluto con me l’ex assessore Silvia Gheza e l’ex capogruppo di maggioranza Carlo Baiocco esclusivamente perché le ritengo due persone valide, “Io Daverio” non si candida a raccogliere l’eredità della passata amministrazione. Ripeto, penso ci sia una frattura ideologica tra noi e loro, ed io non sono uno che usa molto spesso il termine ideologia.
Come definirebbe quindi la sua lista?
Civica, che raccoglie elementi trasversali per mettere al centro dell’azione di governo la persona, senza preconcetti ideologici. Oltretutto la trasversalità di “Io Daverio” non è solo politica, ma anche professionale ed anagrafica, proprio per fare in modo di rappresentare una pluralità di idee e di esperienze. Infine, ci tengo a sottolineare la forte presenza femminile: ben sette candidati su tredici, sindaco compreso, sono donne.
Quali sono i punti salienti del vostro programma?
Innanzitutto pensiamo di completare alcune opere iniziate dalla passata amministrazione e non ancora terminate, come la riqualificazione della strada provinciale, la nuova sede dell’asilo nido, l’ampliamento di quel fiore all’occhiello che è la nostra scuola materna e la pista ciclopedonabile. Una nostra idea è invece la realizzazione di una vera piazza, che purtroppo a Daverio manca, nello spazio compreso tra via Piave a via Primo maggio. La nuova piazza dovrà essere il cuore pulsante del paese, la nostra proposta è infatti quella di acquistare i terreni della zona per costruirvi degli edifici in cui ospitare i servizi sociali e favorire la nascita di qualche pubblico esercizio, come una gelateria ad esempio. L’importante è non costruire nuova case, le abitazioni sono nemiche della piazza perché gli inquilini mal sopportano il movimento ed i rumori sotto casa.
A proposito di nuove case, la passata amministrazione è stata accusata di aver costruito troppo: qual è la vostra posizione in merito?
Condividiamo questo giudizio. Daverio dispone di un Piano regolatore molto restrittivo, ma con il passare del tempo è stato via via sempre più disatteso a colpi di varianti urbanistiche. Negli ultimi anni si sono allentate troppo le maglie, noi vogliamo quindi porre un serio freno a questa tendenza: non a caso siamo l’unica lista che non candida architetti, geometri e compagnia.
L’altra grande questione è invece la crisi idrica: come pensate di risolvere il problema?
Purtroppo il collegamento della rete idrica con l’acquedotto dell’Aspem non è sufficiente a portare acqua nelle parti più alte del paese. La soluzione che proponiamo noi è quella di trivellare un nuovo pozzo in località Cascina Fontana, assieme alla realizzazione di recipienti di raccolta dell’acqua piovana. Per quanto riguarda questi ultimi, è chiaro che non può farsene completamente carico il Comune, pensiamo quindi a delle forme di incentivo per far si che il cittadino li installi in casa a sue spese: metti il recipiente di raccolta sul tetto e non paghi l’Ici per due anni, questa potrebbe essere un’idea.
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