L’Insubria sbarca nella “casa delle orchidee”

L'Ateneo coordinerà le attività nella nuova sede del Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia, in Villa Bertarelli

Un centro di ricerca scientifica che usa, come strumenti, meravigliose orchidee di mille colori. Questa è Villa Bertarelli di Galbiate (Lecco), la nuova sede del Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia, di cui l’Università degli Studi dell’Insubria coordina l’attività scientifica. Certo oltre alle tante orchidee, la villa è stata dotata di attrezzature e laboratori all’avanguardia, ma sono proprio i fiori la sua ricchezza più grande.

Il parco del Monte Barro, in cui si trova la villa,  riproduce infatti la grande varietà floreale che contraddistingue la fascia prealpina della Lombardia, una delle più ricche in Italia. Questo patrimonio è stato oggetto di studio da sempre, tanto che il nostro ateneo locale era attivo nella zona dal 1998, ma la mancanza di un laboratorio sul luogo complicava gli sforzi di ricerca. Ora Villa Bertarelli, che nelle sue nuove strutture ospiterà le attività dell’Insubria, semplificherà la vita ai ricercatori.

Ma cosa si può fare con un fiore? Di tutto, in particolare con le orchidee, già oggetto di numerosi studi realizzati in collaborazione con il parco del Monte Barro, con cui l’Insubria collabora già dal 1998 per iniziative didattiche e scientifiche per la conservazione della flora.

«Le orchidee – spiega Simon Pierce professore a contratto di Ecofisiologia Vegetale che lavorerà nel laboratorio di Villa Bertarelli – sono “sentinelle” dell’ambiente: se l’ecosistema non è ben conservato, sono tra le prime specie ad estinguersi». Questo rischio incombe proprio su alcune orchidee del Monte Barro che ospita ben 24 specie di questi splendidi fiori, cioè quasi la metà delle 50 di tutta la fascia prealpina (sono 158 le specie di orchidee presenti in Italia).

Per valutare il rischio di estinzione di un’orchidea, si valuta il grado di concentrazione di ogni popolazione. Gruppi di orchidee vasti sono quelli a minor rischio di estinzione, perchè l’impollinazione ha probabilità maggiori di avvenire. Quindi il team dell’Insubria ha già provveduto a monitorare i gradi di concentrazione, grazie anche all’uso di tecnologie GPS. I risultati delle ricerche hanno identificato tre gruppi di orchidee: tre specie sono presenti, con forti aggregazioni di individui, solo in luoghi particolari del Parco.  Altre specie di orchidee sono presenti ovunque, ma in piccoli gruppi, tuttavia mostrano un sufficiente grado di aggregazione. Quasi metà delle specie riconosciute sul Monte Barro sono rare e con popolazioni poco aggregate. Questo significa che i primi due gruppi sono piuttosto solidi, e possono essere aiutati con pratiche sul luogo. Tutte le specie del terzo gruppo, invece, sono in serio rischio di estinzione, cosa che può essere evitata solo attivando pratiche riproduttive in laboratorio, cioè nella nuova sede di Villa Bertarelli.

Di lavoro, quindi, per ricercatori e universitari ce ne sarà molto: «Grazie al nuovo laboratorio di ricerca realizzato all’interno della Villa – afferma Bruno Cerabolini, docente di Botanica Ambientale e Applicata e coordinatore delle attività – sarà possibile aumentare le attività operative e svolgere in questa sede ricerche per dottorati di ricerca, tesi di laurea, master e summer schools». E, ci scommettiamo, la bellezza della sede renderà meno difficile il lavoro scientifico…

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Pubblicato il 20 Luglio 2006
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