RTSI, venti giorni e il digitale ce la porterà via

A poche settimane dallo spegnimento degli impianti analogici, un gruppo parlamentare svizzero chiede chiarimenti sull'effettiva copertura del canale svizzero

Mancano solo 21 giorni, e dalle nostre parti rischiamo di dover dare l’addio alla RTSI, quella “Tv Svizzera” con “le previsioni che non sbagliano mai”, i “programmi di qualità” e “tanti film in prima visione”. Chi di voi non ha mai parlato di RTSI in questi termini? Tutti l’hanno fatto almeno una volta, perché il canale del Ticino fa parte della nostra storia locale, trasformandosi in un veicolo di socializzazione irrinunciabile, una sorta di “Rai dell’Insubria”.

Ma, come è ormai noto, molto presto le antenne analogiche che trasmettono il segnale in gran parte del nord Italia saranno spente, per passare al digitale. In particolare l’impianto rivolto al nostro confine, quello di Castel San Pietro, verrà disattivato alle 12.45 del 24 luglio.

Attualmente RTSI non è inserita in alcun pacchetto del digitale terrestre italiano, vederla sarà molto difficile, impossibile ai più. Un vero peccato, visto il valore non solo simbolico di questa rete, che in fondo beneficia attualmente di ben 430mila ascolti nella fascia di confine italiana.

Così dal web alla carta stampata, fin sul tavolo del Ministro delle Comunicazioni, sono giunte diverse richieste di razionalizzare l’evoluzione tecnologica, legittima, della tv Svizzera, affinché non porti via con sé un pezzo di storia.

Oggi arriva l’ennesimo capitolo di questa lotta: l’Intergruppo parlamentare svizzero Comunicazione e mass media, infatti, ha inviato una lettera alla direzione RTSI, esprimendo perplessità in merito alle modalità del passaggio dall’analogico al digitale. Non solo per i destini del ruolo dei canali ticinesi in Italia, ma anche di quelli dei clienti svizzeri. Sembra infatti che in certe aree rurali il segnale del digitale non sia ancora arrivato, e quindi a meno di avere a disposizioni una parabola satellitare quei cittadini, seppur una minoranza, dovrebbero fare a meno di un servizio pubblico.

Secondo lo stesso gruppo parlamentare, che cita la presenza di TSI in Regio Insubrica, la chiusura degli impianti di trasmissione indebolirebbe anche un importante veicolo di promozione turistica del Ticino in Lombardia.

Questo gruppo politicamente trasversale, che si è formato per iniziativa di alcuni deputati del Gran Consiglio, sta attaccando duramente i servizi di RTSI, essendo nato con l’obiettivo di vegliare sulle possibili violazioni del mandato di servizio pubblico del network.

Ad ora non è chiara la posizione di Idée Suisse, azienda che gestisce il sistema di informazione pubblica in Svizzera, su questa lettera, e più in generale sul futuro del canale svizzero in Italia.

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Pubblicato il 03 Luglio 2006
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