Scienze della comunicazione: «Habemus specialistica!»

E’ stata presentata agli studenti della triennale il biennio in Teorie e tecniche della comunicazione, che partirà nel prossimo anno accademico

E finalmente è arrivata. La tanto sospirata laurea specialistica in Scienze e tecniche della comunicazione, dopo mille traversie burocratico-ministeriali che le hanno impedito di partire nell’anno accademico 2005/2006, lasciando letteralmente a piedi i primi laureati della triennale in Scienze della comunicazione, partirà dal 25 settembre 2006. Una laurea che di “specialistico” ha solo il nome (e presto neanche più quello, visto che il biennio si chiamerà laurea magistrale), come risulta dal piano di studi. «La laurea specialistica – spiega Claudio Bonvecchio, coordinatore del corso, durante la presentazione di ieri mattina – non vuole essere professionalizzante. E questo non solo nel caso della specialistica dell’Insubria: guardando i piani di studio dei corsi attivati presso le altre università, ci si potrà accorgere che non cambia molto a livello di formazione. I due anni puntano non a dare competenze tecniche, che comunque sono in continua evoluzione e richiederebbero un adattamento continuo, ma a dare gli strumenti teorici per muoversi nella società della comunicazione: essa richiede figure che abbiano alle spalle una solida base culturale». I corsi avranno un’impronta storico-filosofica: tra quelli del primo anno citiamo Filosofia della scienza, Filosofia morale, Storia moderna; al secondo anno corsi più specifici come Psicologia generale e Pedagogia generale, senza dimenticare lo stage. 

Quello che appare focale è il lavoro di tesi, che ammonterà a ben venti crediti (un credito equivale a 25 ore di impegno; la tesi della triennale ne richiedeva solo sei): «Un problema che ci siamo trovati ad affrontare – commenta Alberto Trombetta, che oltre a tenere il corso di Gestione dati e archivi di Scienze della comunicazione insegna a Informatica – è la scarsa qualità delle tesi triennali. La tesi della specialistica sarà un lavoro completamente diverso, approfondito e di ricerca». I corsi del biennio vogliono essere insomma una “palestra” culturale per sviluppare un personale percorso di ricerca, «danno l’apertura mentale necessaria a “inventarsi” sul lavoro», aggiunge Andrea Spiriti, docente di Storia dell’arte. Ma è proprio l’impronta teorica della specialistica a creare non poche perplessità tra gli studenti, che stamattina hanno potuto confrontarsi con i docenti che terranno i corsi alla specialistica (tutti già titolari di corsi nella triennale: Claudio Bonvecchio, Ezio Vaccari, Andrea Spiriti, Gianmarco Gaspari). L’obiezione più diffusa è la mancanza di corsi che diano una formazione più spendibile sul mondo del lavoro, cui i professori hanno risposto ribadendo l’importanza della preparazione teorica di cui sopra ma anche l’obbligo di rispettare i vincoli ministeriali; «Era nostra intenzione – continua Bonvecchio – attivare lauree specialistiche che completassero il percorso dei tre curricula  della triennale (al secondo anno gli studenti devono scegliere tra tre diversi indirizzi: Comunicazione di massa, Comunicazione istituzionale o d’impresa, Comunicazione digitale o scientifica, ndr). Non è stato possibile perché il Ministero ci impone di attivare corsi in ambiti ben precisi, considerando tutto l’arco dei cinque anni, e anche per motivi di fondi».

Insomma, adesso la laurea c’è e sta agli studenti valutare se valga la pena di iscriversi o meno. Da un rapido mini-sondaggio tra gli studenti all’ultimo anno della triennale – alcuni dei quali si stanno già laureando, nella seduta di laurea tra oggi e domani – risulta però che sono molti i delusi dall’ “astrattezza” dei corsi, e che non continueranno all’Insubria; gli altri, invece, si dividono tra gli entusiasti (pochi) e quelli che si iscriveranno comunque a Varese, data la diversità dei piani di studio con le altre università e che comporta l’obbligo di colmare i debiti formativi, sostenendo esami di recupero.

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Pubblicato il 11 Luglio 2006
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