Ticino: presente e futuro del fiume azzurro

Presentata a Magenta la relazione del Parco del Ticino sullo stato di salute del fiume: buoni i parametri chimico-fisici, ma scarsa la portata d'acqua

Buoni i parametri chimico-fisici, in peggioramento l’inquinamento microbiologico e le analisi biologiche. Preoccupante la forte emergenza idrica. Il Parco del Ticino ha l’obbligo morale ed istituzionale di intervenire con impegno.

 

Sono queste le considerazioni fondamentali emerse questa mattina a Magenta (MI) presso il ristorante “Vecchia Magenta” durante la conferenza stampa di presentazione della relazione condotta dal Parco del Ticino per salvaguardare lo stato di salute del fiume azzurro che, come sottolinea il Vice Presidente Maurizio Maggioni, “si conferma un tesoro naturale all’interno di uno dei contesti più antropizzati d’Europa”.

 

Con interventi del Vice Presidente Maurizio Maggioni e del Direttore Dario Furlanetto sono stati presentati il piano di monitoraggio 2005, i dati relativi alla campagna primaverile 2006 ed una sintesi delle azioni puntuali ed efficaci che il Parco sta portando avanti per migliorare la qualità delle acque del fiume e per fronteggiare l’emergenza siccità.

 

LO STATO ECOLOGICO DEL FIUME TICINO

Il Parco del Ticino, pur non essendo l’Ente istituzionalmente preposto, da anni ha avviato con successo un proprio piano di monitoraggio che mette sotto la lente di ingrandimento il Ticino e i suoi principali affluenti, che pur apportando un contributo in termini di portata, hanno un impatto negativo sul fiume a causa delle acque di qualità decisamente scadente.

 

I dati rilevati sul Ticino nel 2005 e nella campagna primaverile 2006 non evidenziano problemi di natura qualitativa per quanto riguarda i parametri fisico-chimici, mentre confermano i problemi già accennati dovuti all’inquinamento microbiologico. Ciò che invece desta maggiore preoccupazione sono però le analisi biologiche: la microfauna mostra una struttura alterata in particolare nelle stazioni del tratto centro-settentrionale, dove a fronte di analisi chimico fisiche buone, si rinviene una comunità tipica di “ambienti alterati”.

Il fenomeno è imputabile all’esigua portata del fiume in quel tratto che determina un forte rallentamento della corrente, la diminuzione di microhabitat per la fauna, un aumento sensibile della temperatura dell’acqua e una conseguente diminuzione della concentrazione di ossigeno.

 

Le azioni del Parco

E’ il Vice Presidente Maggioni ad illustrare l’impegno del Consorzio che “attraverso piani di monitoraggio ed interventi concertati con Enti Locali, Province e Regione sta lavorando per diminuire sempre più gli impatti inquinanti sul fiume azzurro”.

Per migliorare lo stato qualitativo delle acque del fiume Ticino, il Parco ha attivato una serie di tavoli di lavoro e di confronto con i gestori dei depuratori presenti sul territorio o comunque afferenti al fiume Ticino, per individuare  problemi e necessità ed elaborare soluzioni comuni. Sono già state avviate con successo collaborazioni con 19 gestori delle Province di Milano e di Varese, mentre sono in fase di completamento i confronti con i gestori della Provincia di Pavia.

 

Sono inoltre in corso azioni di sensibilizzazione per far comprendere ai Comuni l’efficacia dei sistemi di fitodepurazione in alternativa o in aggiunta ai sistemi tradizionali.

Il Parco del Ticino ha sollecitato ed accompagnato molti Enti consorziati a partecipare ad un bando della Regione per l’assegnazione di contributi per la realizzazione di impianti di fitodepurazione dei reflui ed ha presentato alla Fondazione Cariplo la richiesta di finanziamento per la progettazione di un impianto di fitodepurazione che implementi il depuratore già esistente a Vigevano (PV): le acque dopo il trattamento non confluiranno più nel Ticino ma nella Roggia Castellana eliminando l’impatto sul fiume e con un conseguente riutilizzo in agricoltura.

 

L’EMERGENZA IDRICA

“L’emergenza idrica costituisce l’aspetto più grave” dichiara il Vice Presidente Maggioni. “ Per affrontarla è necessario aprire un tavolo con Regione Lombardia e Piemonte per garantire al fiume Ticino il deflusso minimo vitale”.

 

L’equilibrio del complesso ecosistema acquatico è infatti pesantemente condizionato dalla regimazione idraulica del fiume che proprio nel tratto di monte, dalla diga della Miorina allo sbarramento di Porto della Torre, sottrae pressoché l’intera portata media defluente dal Lago Maggiore.

Valori di portata ridotti pressoché a zero, nel contesto di un alveo esteso per centinaia di metri, non permettono né di alimentare correttamente l’ecosistema fluviale né di diluire in modo sostanziale il carico inquinante delle immissioni.

Inoltre, il divario del prelievo esistente tra stagione invernale e stagione estiva non consente una corretta alternanza delle magre e delle piene e ciò ha ricadute negative anche sui cicli biologici della fauna acquatica e dell’ecosistema.

 

Ne è una conseguenza l’anomala proliferazione di piante acquatiche, in particolare del ranuncolo d’acqua, che copre ampie superfici del fiume: lo sviluppo particolarmente rigoglioso è presumibilmente causato dell’assenza di piene significative che non hanno permesso di smuovere il substrato del fiume, e con esso anche le piante acquatiche ivi radicate. Secondariamente la portata esigua e la conseguente corrente molto lenta hanno contribuito nel creare le condizioni ideali per la crescita di questa specie.

L’aspetto potenzialmente negativo di tale proliferazione riguarda il consumo di ossigeno nelle ore notturne e soprattutto alla fine del ciclo vegetativo, quando le piante acquatiche moriranno innestando fenomeni di marcescenza che a loro volta consumeranno altro ossigeno.

Ne risulterebbe una processo irreversibile di moria dell’ecosistema fluviale, una prospettiva che il Parco del Ticino ha il dovere di scongiurare.

 

Le azioni del Parco

Non solo agricoltura ed energia. Il Parco del Ticino ha l’obbligo di tutelare tutti i differenti interessi locali che gravitano attorno al patrimonio idrico del grande fiume azzurro tra cui la fondamentale sopravvivenza dell’intero ecosistema, la pesca, la navigazione e la conseguente fruizione ludico e ricreativa delle sue sponde.

 

Proprio per questo importante motivo il Parco del Ticino si è vivacemente attivato nei confronti dei concessionari delle derivazioni affinché rispettino il deflusso minimo vitale  (D.M.V), necessario per garantire la sopravvivenza del fiume e conseguentemente di tutto il territorio.

 

Da non sottovalutare inoltre che il Parco, insignito del titolo di area MAB dall’Unesco e gestore di siti SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone di Protezione Speciale), ha anche un’importante responsabilità nei confronti della Comunità Internazionale, ed Europea in particolare, ed è tenuto ad adottare tutte le misure di gestione necessarie per garantire la tutela della biodiversità e la salvaguardia delle specie e degli habitat affidatigli.

Tutti gli eventi

di marzo  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 13 Luglio 2006
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.