Candiani e il borgo “del nonno”

Il sindaco di Tradate interviene sulla proposta lanciata dal nostro lettore

Caro Direttore,
ho avuto modo di leggere la curiosa idea di un lettore che propone di affidare la gestione dell’antico borgo di Castiglione Olona alla Regione Toscana, come soluzione per rilanciarne l’immagine ed il ruolo di centro turistico.
Ti diro’ che ho letto quest’idea -che ritengo provocatoria-, prima con curiosita’, poi col sorriso, in fine con un po’ di ottimismo.
Perche’ questi tre sentimenti? -ti chiederai-.
Presto detto: ti confesso che ogni qual volta sento parlare bene o male di Castiglione Olona, quella parte che in me, per tramite del nonno materno, e’ legata affettivamente all’Antico Borgo, prende il sopravvento! E non ci posso fare niente… se poi me la prendo come se fossi il sindaco di Castiglione! (ma non si preoccupi il mio amico sindaco Battaini: mi bastano i problemi di Tradate…).
La provocatoria idea del lettore di Varesenews, ha sicuramente il merito di richiamare l’attenzione sulla necessita’ -e aggiungo sull’opportunita’ e sulla difficolta’- di recuperare i centri storici, soprattutto nella nostra realta’ territoriale.
Per la verita’ devo dire che l’antico borgo di Castiglione Olona e’ gia’ messo molto meglio della maggior parte dei centri storici di molti altri paesi della provincia.
Casomai il sindaco Battaini ha qualche grattacapo in piu’ -oneri ed onori- per il semplice fatto che si trova ad amministrare il recupero di un borgo che assomiglia ad un museo a cielo aperto, con tanti, sicuramente troppi anni di abbandono da recuperare.
Poi, non dobbiamo dimenticare che ci troviamo in un territorio che da cento anni si e’ votato anima e corpo all’industria, al commercio e oggi ai servizi, sottovalutando e trascurando il proprio straordinario potenziale turistico.
Questo per dire che e’ troppo semplicistico immaginare di innescare dinamiche turistiche a Castiglione, come in ogni altro comune della Provincia di Varese, con la stessa facilita’ con cui cio’ puo’ avvenire in Toscana dove il turismo e’ da sempre ai primi posti.
Dietro alla necessita’, che sentiamo, di recuperare i centri storici dei nostri paesi e, allargando il discorso, anche al desiderio di recuperare le radici storiche e culturali del nostro passato, si nasconde un paradosso: la cosa piu’ moderna e attuale e’ proprio il recupero del passato e del "vecchio".
Cosa che e’ in assoluto positiva, utile e doverosa, ma che a ben guardare e’ emblematica di quanto tempo abbiamo perso trascurando valori culturali e storici che oggi e’ assai difficile recuperare, senza restare ancora indietro.
In molti Paesi europei -e penso alla Spagna, alla Francia o alla Germania-, l’avanzato percorso di recupero e valorizzazione del patrimonio storico e culturale consente oggi lo sviluppo di un rapporto positivo col passato.
Chi ha avuto modo di visitare recentemente questi paesi, si sara’ reso conto che l’architettura e l’urbanistica sono lanciate verso il futuro a velocita’ strabiliante, con proposte, a volte discutibili, ma sempre di avanguardia e innovative.
Ma lasciamo il discorso culturale generale e torniamo ai problemi connessi al recupero di un centro storico.
Per affrontare il problema, bisogna senza dubbio individuarne la radice.
E allora dobbiamo chiederci, innanzi tutto, come si e’ potuti arrivare alle situazioni di degrado che si ritrovano in tanti centri storici dei nostri paesi.
Una risposta ci viene dalla progressiva sostituzione degli abitanti originari dei centri storici a partire dal secondo dopoguerra e dagli anni del boom economico, con nuovi residenti che, con ondate migratorie successive, si sono a loro volta avvicendati nell’abitazione dei vecchi edifici nel cuore dei nostri paesi.
Il problema in effetti, non e’ che "i varesini preferiscono la villetta con giardino a quelle vecchie e cadenti case…", giacche’ e’ assolutamente comprensibile e giusta l’ aspirazione che chiunque ha di ottenere per il futuro una casa migliore per la propria famiglia.
Cio’ che ha innescato la spirale di degrado e’ la fatale concomitanza di almeno tre fattori: la perdita degli abitanti originari, l’arrivo di nuovi residenti con scarse risorse economiche e l’assenza di investimenti pubblici per la riqualificazione dei centri storici dei paesi che, per molti anni, sono stati considerati alla stregua di ferri vecchi da rottamare.
Invertire questa tendenza e’ cosa assai complessa e difficile: occorrono innanzi tutto scelte politiche nette e tanti investimenti pubblici per la riqualificazione del contesto urbano, con regole precise a normare i recuperi edilizi.
Occorre tanta comunicazione e promozione, per fare conoscere, innanzi tutto, che il centro storico del paese si sta rinnovando, che e’ bello andarci a trascorrere il tempo, e che e’ anche un buon investimento andarci a vivere.
Poi occorre promuovere il centro storico come patrimonio, valore culturale e sistema urbano ideale, facendolo conoscere bene innanzi tutto a chi vi abita, affinche’ ne assuma consapevolezza e coscienza.
Gli investimenti privati poi arriveranno da se’.
Certo e’ un abbaglio credere che un privato investa nel costosissimo restauro e recupero di un edificio "solo" perche’ e’ del ‘400: lo fara’ se vedra’ le condizioni per cui quell’investimento possa essere redditizio.
Rivitalizzare un centro storico e’ cosa assai complessa; si tratta in effetti di ripristinare un sistema sociale che e’ tutt’uno con il contesto urbano.
Per di piu’ aggiungo che spesso il consenso e la fermezza necessarie per condurre in porto iniziative di riqualificazione cosi’ complesse, contrastano con le abitudini degli stessi cittadini che desiderano il recupero dei centro storico; basti pensare a quali polemiche va normalmente incontro chi promuove la creazione di un’isola pedonale, pur con le garanzie di posti auto a disposizione con qualche passo a piedi in piu’.
La strada intrapresa a Castiglione come a Tradate e in molti altri centri della nostra zona va nella direzione di una rivitalizzazione complessiva del tessuto sociale ed urbano del centro storico e la stessa Regione Lombardia (L-O-M-B-A-R-D-I-A), su iniziativa dell’allora Assessore Ettore A. Albertoni, ha promosso la costituzione di un piano culturale di "Area Vasta", in grado di coordinare e collegare assieme gli investimenti di riqualificazione e sviluppo culturale di numerosi comuni del Seprio.
Per recuperare quanto abbiamo perso -ed e’ tanto-, occorre tempo, attenzione e supporto da parte delle istituzioni e soprattutto da parte dei cittadini che hanno a cuore questa nostra bella terra varesina.
Ti saluto, in attesa di incontrarti alla festa settembrina di Varesenews.

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Pubblicato il 06 Agosto 2006
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