«Gli errori d’ortografia non si recuperano più»

Patrizia Tomassini, assessore comunale a Varese, per trent'anni insegnante di italiano alle superiori parla della dilagante ignoranza della lingua italiana

L’Università dell’Insubria organizza un corso di italiano per le matricole. Ufficialmente «per imparare a scrivere una tesi di laurea al tempo dei messaggini e delle chat».
Il liceo scientifico Curie di Tradate invita i suoi nuovi allievi a ripassare le regole della grammatica italiana prima di affrontare il percorso superiore.
È una moda, ormai, chiamare a ripetizione anche gli studenti promossi a pieni voti per rinfrescare le regole della complessa e sempre più negletta grammatica italiana.
Sostenitrice di queste iniziativa è l’Assessore ai Servizi Educativi del Comune di Varese Patrizia Tomassini, per 30’anni docente di italiano alle superiori: « Alla vigilia del mio pensionamento ritengo che, senza generalizzare, il livello di preparazione dei ragazzi vada sostenuta di più. Io ero professoressa al biennio e quando incontravo i ragazzi di prima ricominciavo sempre il lavoro dalla costruzione del periodo».

Ma perchè i ragazzi fanno fatica a scrivere?
Perchè non leggono più. Diffidano dei libri e ancora di più delle librerie. Quando mi occupavo della biblioteca scolastica, passavo il tempo a convincere gli studenti che in biblioteca potevano trovare anche un foglio interessante, una rivista. Cercavo di vincere quel loro pregiudizio

Ma non leggono o non sanno cosa leggere?
Certo che non si può consigliar loro i classici della letteratura italiana se già hanno poca dimestichezza con i libri. Però si devono convincere che il ventaglio dell’offerta è amplissima: si può trovare veramente di tutto. L’approccio deve essere graduale: si inizia sin dalle elementari.

Ma in questa scarsa dimestichezza con la lingua, non c’è anche lo zampino della tecnologia e dei messaggini?
Si può anche vedere una responsabilità dei cellulari, ma guai ad impedire ai giovani di parlare liberamente per sigle o abbreviazioni. Io li invidio per quel modo veloce di comunicare con gli SMS: in questo campo noi siamo troppo vecchi. Altro discorso sono le e-mail. Io non sopporto di vedere messaggi di posta elettronica con abbreviazioni selvagge.

Ma, allora, la grammatica andrebbe svecchiata?
C’è sempre stato un linguaggio parlato e uno scritto. Oggi si tende troppo a sovrapporre i due piani, ad accettare scorrettezze figlie del gergo abituale. Io, per esempio, non sopporto quando sbagliano i congiuntivi e ormai anche i giornalisti si sono votati al solo indicativo. Forse si potrebbe intervenire sulle regole ma senza snaturare il costrutto italiano.

Questi corsi possono giovare a recuperare le regole?
Per esperienza personale posso assicurare che le regole che si imparano sui banchi delle elementari, i cosidetti orrori grammaticali, non si recuperano più. Apostrofi, uso dell’h, differenza tra q e c non si correggono alle superiori. Diverso discorso per la struttura del periodo: lì il lavoro è lungo ma fruttuoso….

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Pubblicato il 31 Agosto 2006
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