Svizzera: cancelli serrati per gli stranieri
Un referendum ha approvato due leggi che rendono più restrittivi i parametri per la richiesta di immigrazione e asilo politico
Porte sempre più chiuse per gli stranieri in Svizzera, dove ieri la maggioranza della popolazione ha promosso con un referendum due leggi restrittive in materia di immigrazione e asilo politico.
In teoria la legge sugli stranieri nasce per promuovere l’integrazione degli immigrati, ma secondo i detrattori il testo nasconde esclusivamente un giro di vite per gli immigrati extra-europei. L’accesso al mercato del lavoro distingue nettamente i lavoratori europei da queli extraeuropei, proseguendo una tradizione legislativa ben consolidata oltre confine. I lavoratori non europei, infatti, ora possono entrare in Svizzera per lavoro solo dimostrando di essere operai specializzati.
Punto molto contestato della legge è quello che riguarda l’ottenimento del permesso di domicilio (permesso C): se prima il permesso di domicilio veniva automaticamente conferito dopo 10 anni di residenza in Svizzera, ora le autorità dovranno anche valutare il "grado di integrazione dello straniero". Il diritto di ricongiungimento ora vale solo per i figli minorenni, e deve essere chiesto entro cinque anni per i figli minori di 12 anni, entro un anno per i figli maggiori di 12 anni.
Altro inasprimento riguarda la legge sull’asilo politico, già precedentemente criticata da Amnesty International nel suo rapporto sui diritti umani nel mondo. La nuova legge consente ora l’arresto immediato del candidato che, dopo aver visto il rifiuto della domanda di asilo politico, si oppone al rimpatrio. Inoltre i tempi per richiedere l’asilo sono strettissimi: in 48 giorni il richiedente deve presentare documenti validi, un tempo breve per chi ad esempio ha dovuto fuggire clandestinamente dal proprio paese. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha espresso rammarico per i risultati del referendum: oggi la Svizzera ha una delle leggi più restrittive in materia, pur avendo un numero di richieste relativamente basso (10mila nel 2005).
I due referendum sulla legge l’hanno appoggiata con un sì massiccio: il 68% degli svizzeri ha votato a favore, in Canton Ticino la percentuale si attestata sul 66%. Se per i cittadini italiani che lavoreranno in Svizzera nulla dovrebbe cambiare, qualcosa potrebbe complicarsi per l’immigrazione nel nostro paese. Molti, infatti, sono gli stranieri che varcano i nostri confini per poi raggiungere la Svizzera, e ora rischiano di rimanere "bloccati" qui.
Altro referendum sottoposto ieri agli svizzeri è stato quello che proponeva il finanziamento delle pensioni tramite una parte degli utili della Banca Nazionale. Approvata in Ticino con il 57,5% dei voti, la proposta non è passata a livello federale.
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