Via libera all’ipotesi di fusione tra Aem e Asm
Il progetto approvato dai sindaci Moratti e Corsini: in embrione un colosso energetico da 6 miliardi di capitale
Un progetto enorme, complesso e ricco di insidie. I sindaci di Milano, letizia Moratti, e Brescia, Paolo Corsini, hanno dato il via libera all’ipotesi di fusione tra le ex municipalizzate, la milanese Aem e la Asm di Brescia.
Al termine di un incontro fiume a Palazzo Marino l’annuncio dei due primi cittadini. L’ipotesi di fusione sarà verificata ed il piano industriale, il cui studio sarà affidato a degli adviser esterni, dovrebbe essere stilato entro l’anno. Una volta siglato l’accordo potrebbe essere allargato ad altre società che si occupano di fornitura di energia, prima fra tutte l’emiliana Enia. Timido il benvenuto che piazza Affari ha riservato all’atteso annuncio: alle 14,30 il titolo Aem guadagna lo 0,43% a 2,085 euro e Asm scambia a 3,325 euro avanzando dello 0,97%. Alle cinque Asm guadagnava mezzo punto percentuale, mentre Aem riusciva a spuntare solo venti centesimi.
I progetti di Letizia Moratti vanno oltre: ad Aem dovrebbe, nei piani del primo cittadino milanese, essere accorpatate Mm, la società dell’acquedotto e Amsa, quella dei rifiuti, prima di procedere alla fusione con la bresciana Asm per rendere la fusione meno traumatica. Il comune di Milano possiede il 43% di Aem, mentre l’amministrazione bresciana controlla il 69% di Asm (mentre un altro 5% è controllato da Bergamo). Il rischio, secondo gli esperti, è che questo nuovo accorpamento, sempre che vada in porto, imponga un altro limite alla concorrenza nel campo dell’energia, sempre più in mano a poche grosse aziende. I vantaggi per i contribuenti sarebbero però sostanziali, dato che i prezzi di Brescia, che già accorpa nella Asm rifiuti, acqua e energia, sono concorrenziali e non potranno che migliorare con un accorpamento di misura così imponente. Il colosso che nascerebbe dalla fusione avrebbe un capitale di oltre 6 miliardi di euro, tra i primi in Italia nel settore (Enel, capofila, capitalizza circa 43 miliardi). In caso di integrazione, secondo alcuni calcoli, il Comune di Brescia sarebbe il principale azionista con una quota del 28,1% a fronte del 69,2% detenuto oggi in Asm, mentre la partecipazione del Comune di Milano scenderebbe al 25,7% dal 43,3% attuale in Aem. Il Comune di Bergamo scenderebbe dal 5% di oggi in Asm a circa il 2% della nuova società. L’utenza è di circa 2,2 milioni di clienti: parificando i business delle due aziende nascerebbe un vero e proprio colosso energetico lombardo.
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