Pendolari e Nord, “Non siederemo al tavolo di confronto”

Dura presa di posizione da parte dei comitati dopo gli incontri in Regione

Riceviamo e pubblchiamo

C’eravamo anche noi, mercoledì 20 settembre, intorno al tavolo del “confronto proficuo per il futuro del servizio ferroviario della Lombardia” indetto dall’Assessore a Infrastrutture e Mobilità Cattaneo.

C’eravamo non certo per elencare per l’ennesima volta ciò che ogni giorno siamo condannati a subire, bensì per conoscere posizione e provvedimenti al riguardo da parte dell’istituzione regionale.

Così abbiamo ascoltato con molta attenzione il Signor Cattaneo, il quale, deciso a dimostrare da subito la sua totale sintonia con il tema trattato, si presentava con trenta minuti di ritardo. Ci ha parlato di problemi infrastrutturali, di treni ordinati da tempo immemore e non ancora consegnati

(“…potremmo trovargli insieme un bel nome, invece della sigla TSR…”), dell’imminenza di un inverno per i pendolari “difficoltoso ma non peggiore del precedente”, di mancanza di fondi e soprattutto, cosa ben più grave, di bacchette magiche.

Mentre parlava, la sgradevole sensazione di ascoltare la solita canzone, il solito disco consumato dall’uso, si faceva sempre più forte.

Non speravamo in una musica molto diversa, ma ci illudevamo che la sonora, spudorata stecca della necessità urgente di aumentare le tariffe ci sarebbe stata risparmiata. Almeno nelle prime battute. Almeno da chi si definiva arbitro e ci invitava ad un dialogo costruttivo tra le parti, affermando che queste si trovano insieme “sulla stessa barca”.

Nel suo appello alla concertazione, il Signor Cattaneo sosteneva la necessità di affrontarla senza pregiudizi, credendo nella comune volontà di arrivare alle migliori soluzioni possibili dei problemi.

Un punto chiave, che ci trova pienamente concordi con lui.

E proprio per questo motivo, abbiamo deciso di non partecipare più questo genere di incontri.

Perché se possiamo accettare la sventura di trovarci sulla stessa

imbarcazione con chi da tempo si dimostra incapace di governarla o, come minimo, di mantenere la rotta promessa, ci è però impossibile dimenticare la

sostanziale differenza tra i diritti di un passeggero pagante e i doveri della compagnia.

Purtroppo, noi di pregiudizi ne abbiamo. Tanto da arrivare a pensare che questo genere di confronto, date le premesse, possa tornare utile soltanto a LeNord, che potranno aggiungere un altro nome all’elenco dei comitati e delle associazioni dei consumatori con cui “condividere” carte patinate dei servizi di cui non tengono conto e scelte che solo per puro caso vedranno la qualità del

servizio tra gli obiettivi primari (Malpensa Express escluso, s’intende).

Abbiamo anche tanti dubbi, primo tra tutti il non sapere mai con chi parliamo quando la Regione è il nostro interlocutore. O quale cappello indossa in quel momento. Non riusciamo a capire dove finisce l’istituzione schierata con il cittadino lombardo e dove comincia l’azionista di maggioranza delle Ferrovie Nord. Dove finisce il controllore dei nostri diritti e dove comincia il controllato

che li ignora. E siamo anche troppo ignoranti per riuscire a fare i conti in tasca a tutt’e due come vorremmo.

Non contate su di noi, quindi. Noi, al tavolo, non ci saremo.

Ma continueremo a denunciare il debito che LeNord hanno nei confronti di chi paga un biglietto o un abbonamento.

Un debito di onestà, di rispetto, di tempo, di vita. Che cresce ogni giorno, ogni viaggio, andata e ritorno.

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Pubblicato il 02 Ottobre 2006
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